Aggiornamenti su “In un canto” e prossime date

Avevo annunciato che In un canto. Spettri, spleen, lotte in Sicilia occidentale sarebbe uscito nei primi mesi del 2026: marzo è cominciato e non se ne vede l’ombra in giro.

È accaduto che a novembre scorso, giunta quasi a metà, mi sono accorta che il libro era tutto giusto ma sedato. Nei mesi precedenti avevo lavorato con il timore del giudizio e il peso della responsabilità. Le prime cento pagine che avevo composto erano sorde e inerti, refrattarie dalla favilla che mi aveva incendiata e costretta a inseguire negli archivi e nelle rubriche telefoniche il fascio di storie che desideravo raccontare. Da che scrivo non mi ero mai capitata una crisi così profonda.

Mi sono fatta i miei bravi trenta giorni di depressione e poi, non sto a dilungarmi sul come, ho trovato le risorse per reagire. Ho discusso le mie proposte di intervento con l’editor Pietro De Vivo e persone amiche, dopodiché ho cominciato ad accompagnare In un canto in un percorso di transizione di genere letterario.

Le persone che affermano un genere diverso da quello assegnato sopratutto fanno un’operazione narrativa, si devono ri-raccontare da capo. Allo stesso modo, ho preso il mio lavoro e – parola per parola, lontana da sentieri già segnati  – l’ho riscritto. Mi fotto ancora dalla paura, ma adesso che sono arrivata intorno alle duecento pagine il libro c’è, è vivo, senziente e continua a chiedermi il coraggio di scriverlo seguendo le sue esigenze. C’è ancora tanto lavoro ma altrettanto entusiasmo. A questo punto – ma davvero – In un canto uscirà dopo l’estate per i tipi di Tangerin.

Giocoforza sono ancora abbastanza in pausa con le uscite pubbliche. Tuttavia scelgo di onorare impegni presi mesi fa.

Il 20 marzo, alla giornata di studi Corpi queer e disabilità organizzata all’Università di Torino, porterò Mostre & fiere.

Il 17 aprile interverrò al Napoli queer festival, sempre con Mostre & fiere

La data che avevo preso per maggio è in via di definizione. Aggiornamenti quanto prima.

Ci incontriamo per le strade.

 

 

In un canto. Appunti e materiali per una storia di spettri meridiani

Ceiba speciosa alla Villa di Partanna (TP)

Una delle cose più difficili di raccontare una storia è decidere cosa non raccontare e quanto spazio dare a ognuna delle articolazioni. Ma una ricerca per un libro, inevitabilmente, apre una molteplicità di storie, derive e ipotesi di sentieri percorribili che sarebbe ingiusto definire solo collaterali.

Apro questo blog per accompagnare la scrittura di In un canto (che uscirà nel 2026 nella collana Scritture meridiane di Tamu edizioni), rendere disponibile un po’ del materiale raccolto in questi anni di scavo e dare voce ad altre suggestioni che oscillano nella nebulosa del fascio di storie che mi impegno a raccontare.

Prevedo che ne verrà fuori una raccolta a-sistematica che può aiutare chi vi si imbattesse a dis-orientarsi in una selva di narrazioni fisse e preconfezionate riguardanti Sud Italia, working class e storia delle organizzazioni femministe e frocie.

Ci trovi già il primo post, che è anche un ricordo e un tributo a Goffredo Fofi.

Se vi va bene bene se no canto. Genesi di un altro oggetto narrativo non identificato

In una tasca di Se vi va bene bene se no seghe (Alegre, 2023), di cui sono coautrice insieme a Valerio Minnella e Wu Ming 1, ho trovato un fantasma e una storia.

«In questi tre anni di assidua frequentazione, mi sono convinta che questo spettro che mi possiede e mi assilla non mi chieda di riscattare una memoria individuale. Ipotizzo voglia spingermi a riportare alla luce storie collettive, collegare eventi i cui nessi si sono persi, indagare le convergenze mancate e il colonialismo rimosso, attraverso un’indagine romanzesca che è di genere e di classe: in una sola parola, femminista.»

Io sono ancora nel pieno della scrittura ma comincio a raccontare di che si tratta in questo post che esce oggi su Giap, il blog della Wu Ming Foundation.
Enjoy