Rivendicarsi le strade, la socialità e la bruttezza. Aggiornamenti

Incredibilmente, anche quest’anno si è fatto maggio. La speranza che accomuna molte persone è di quella di poter ricominciare a dire che viviamo, andiamo a fare passeggiate, vediamo persone, partecipiamo a iniziative politiche, poterlo dire senza essere tacciatx di ungere il male. Sembra incredibile, a oltre un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza pandemica, tocca ancora fare questo dei distinguo: fra politica del controllo e gestione del contagio, fra atomizzazione sociale e gestione condivisa, fra paranoia e cura. Rimbocchiamoci per l’ennesima volta le maniche.

Una bellissima foto in cui sono brutta. L’ha scattata Michele Massetani al CSA Sisma di Macerata a febbraio 2020. Al fondo del post ne parlo un po’

In questo post ci sono tre brevi cose. Continue reading

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Il mio cuore batte a ovest. Aggiornamenti, registrazioni e appuntamenti

Il presidio di San Didero in un’alba di febbraio 2021

Sono stati giorni concitati, pesanti, esaltanti, duri. Potremmo dire che aprile è il mese più crudele, ma la crudeltà sta altrove, in un’entità che ha gli occhi puntati al profitto, un cuore che pompa ingiustizie, un cervello alimentato con il furto legalizzato e una scatola cranica costituita di sbarre e recinzioni. Talvolta veste la divisa e sa fare almeno due distinte voci. Con una parla di sicurezza, di legalità, di ripresa e di sacrificio per tornare alla normalità (qualunque cosa significhi) e con l’altra voce si vanta di sparare lacrimogeni in faccia alle persone. Esprimo qui tutta la mia solidarietà e vicinanza a Giovanna, scientemente colpita in viso.

Negli scorsi mesi ho potuto frequentare il presidio di San Didero. Al di là della sua importanza politica e della legittimità del movimento No Tav di difendere quel fazzoletto di terra in rinascita dall’ennesima inaccettabile furia cementificatrice, mi ci sono proprio affezionata a quel posto. Il calore umano che vi ho trovato è senza prezzo e ha un profumo promettente, un non so che di un mondo venturo. Potentissima anche la mobilitazione di questi giorni, a dispetto dei tempi di reclusione.

Però ho trascurato di dire alcune cose. Eccole sinteticamente: Continue reading

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Cinque lettere. Crediti e immagini

Come annunciato il 14 aprile, Cinque lettere. Esperienza trans, discriminazione strutturale, diversity management: un’analisi transfemminista, un lungo articolo in due puntate che pensavo di pubblicare per il 39esimo anniversario della legge 164 del 1982, non esce. Sciolgo il riserbo, sarà parte di un libro che dovrebbe vedere la luce a novembre 2021. Sono scaramantica e finché non firmo il contratto non rivelo per quale editore e in quale collana uscirà (vedi alla voce segreto di Pulcinella).

Ne sono felice e orgogliosa e ho già cominciato a lavorare a questo progetto. Tuttavia mi piace onorare i debiti: incollo qui sotto i ringraziamenti che avrei messo in coda all’articolo e la selezione di immagini che avrebbero corredato il testo, nella stessa sequenza in cui erano pensate e con le stesse didascalie.

Nella prima puntata di questo lungo articolo ho scritto che mi sento sola. Ma non sono sola davvero. Queste parole le firmo io, me ne assumo l’intera responsabilità, ma sono cresciute in una conversazione continua con alcune delle persone che mi sono care e vicine.

In ordine alfabetico:

Andrea Guazzotto, Antonia Caruso, Cam Pavese, Denise Cappadonia, Edna, Federica Rosin, Giache, Giulia, Luca Casarotti, Oliver Meo, Riccardo Diellos, Rossana Arietti, Valentine aka Fluida Wolf, il collettivo che sta dietro a Zona Transito Libero.

Un ringraziamento speciale a chi ogni singolo giorno discute con me: Franco Berteni, Livi Scarpellini, Mariano Tomatis, Sara Bianchi.

Cinque lettere. Un racconto per immagini

Per le immagini grazie a blu.issima, Cam Pavese, Cristina Rossi, Freek pride, Giache, Giannino Dari, Livi Scarpellini. Laddove non ci sono indicazioni le foto le ho scattate io.

Stencil, Corso Regina Margherita, Torino, 2021

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Autorganizzazione e disobbedienza contro la violenza di Stato

Elaborazione grafica di Cam Pavese. Me l’aveva donata per aprire “Cinque lettere”, il lungo testo in programma per oggi.

Il 14 aprile 1982 entrava in vigore la legge 164, “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. Oggi, 39 anni dopo, su Giap, sarebbe dovuto uscire un mio lungo articolo intitolato Cinque lettere. Esperienza trans, discriminazione strutturale, diversity management: un’analisi transfemminista. In quelle righe provavo a rendere evidente che la transfobia è sistemica. In quest’ottica, mi impegnavo anche a dimostrare che una legge come quella proposta da Alessandro Zan, che sanziona chi aggredisce fisicamente o a parole le persone trans (e quelle lesbiche, gay, bisessuali) non arginerà il fenomeno. Le letture, i ragionamenti, i confronti, le esperienze condivise con fratelli, sorelle, sibling trans mi portano a dire che la discriminazione è scritta nelle leggi dello Stato e nel dominio eterocispatriarcale e capitalista che le ispira e che plasma i rapporti economici, sociali e di potere.

Avevo pensato il mio intervento come un dittico. Lo scopo era far immergere lettori e lettrici in questa brodaglia di violenza strutturale e di mostrare la maniera contraddittoria in cui le persone trans provano a starci a galla. Nella prima parte raccontavo nel dettaglio una storia che è avvenuta a me in questi mesi, un apologo fra Kafka e Fantozzi in salsa gender. Nella seconda puntata intrecciavo storie diverse a un’analisi sintetica del quadro legislativo ed esistenziale che ci condiziona la vita. Nel finale inforcavo gli occhiali del transfemminismo, lenti che ci permettono di guardare oltre le toppe e le soluzioni di facciata, con gli occhi, le menti, i cuori e i corpi puntati a un cambio radicale.

La pubblicazione di queste righe è soltanto rimandata di qualche mese e traslata su un altro supporto, la carta. Mi preme però riportare oggi poche cose. Continue reading

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#NoFrontiere, #NoTav, #NoDAD. Fra rinvii e conferme

Questa settimana in Valsusa sono accadute, accadranno, molte cose. Lunedì abbiamo aperto con lo sgombero della Casa Cantoniera Occupata di Oulx. Attiva dal 2018, in questi anni ha accolto migliaia di persone migranti in transito sulle Alpi. Ha fornito gratuitamente, grazie all’impegno di attivist*, compagn*, solidal*, l’assistenza minima a chi tentava di portare a termine il proprio progetto migratorio. Mettere per strada persone, smembrare gruppi umani, affossare un’esperienza politica antirazzista, solidale, fuori dalle logiche del mercato e del controllo statale è la priorità anche di questo governo suppostamente tecnico.

Sull’altro versante, che è poi lo stesso, cioè quello in cui si stabilisce chi ha diritto di passaggio in un mondo che si vorrebbe sempre più asservito alle logiche neoliberiste, c’è il mostro della Torino-Lione che si muove. Quello stesso obbrobrio che continua a devastare il territorio e a drenare denaro pubblico – a sottrarlo quindi alle tasche di tutt* e a quei servizi essenziali che in questo momento ci permetterebbero di vivere diversamente la fase pandemica. La valle si sta mobilitando su tutti i fronti. Troppo per infilarci anche uno spettacolo, per quanto sia uno spettacolo che parla di lotta alle frontiere (tante, non solo quelle fra nazioni) e di lotta No Tav. La punk spiegata alla nonna è rimandata, probabilmente al secondo week end di aprile.

Invece fra poco, stasera, sulla pagina Facebook di ARC Cagliari, per il festival di cultura queer e femminista Non solo lesbiche presenterò (io al telefono) La mostruositrans. Al solito, la registrazione audio della chiacchierata finirà qui sul blog.

Le foto testimoniano la nostra partecipazione allo sciopero dalla didattica a distanza.

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