Paura: a. Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso […]. b. Con significato attenuato: stato d’animo abituale, o condizione costante, di timore e di apprensione
Odio: Sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui […]
Entrambe le definizioni vengono dalla versione web del vocabolario Treccani.
La seconda modifica riguarda il termine transfobia. L’ho soppresso in quasi tutte le occorrenze. Si può patire di aracnofobia, di agorafobia, io per me sono abbastanza acrofobica. Il sentimento d’odio nei confronti delle persone trans (e di quelle straniere, razzializzate, non etero, non uomo e via dicendo) ritengo sia meglio non ridurlo a una affezione psichica: non ci fa comodo patologizzare nemmeno questo aspetto del fenomeno. In attesa di trovare qualcosa di meglio uso «transnegatività».
Questo invece, più modestamente, l’ho scritto io in coda a Contro la politica delle briciole (Tamu, 2025) e, alla luce delle notizie di questi giorni, mi pare importante ribadirlo: il sentimento che la società patriarcale (del quale questo governo è manifestazione purissima) nutre per le persone trans è odio e si traduce in negazione, ostruzionismo e contrasto. L’ultimo episodio di questo agire è il cosiddetto “DDL disforia”.
Le analisi di queste ore si concentrano sul controllo, sulla severità, sulla schedatura. A me sembra importante aggiungere alcune domande e pochi appunti a corredo di quelle riflessioni. Continua a leggere

