Maja T è unx attivista antifascista e queer della Germania orientale illegalmente estradatx in Ungheria. La corte magiara lx imputa un’aggressione ai danni di un neonazista presente alle celebrazioni per il Giorno dell’onore. Il nostalgico sostenitore del III Reich ha riportato ferite guaribili in otto giorni, non ha sporto denuncia e, davanti al giudice, afferma non aver mai visto Maja in vita sua. Non esistono video, foto o altra documentazione che provi che Maja possa essere responsabile dell’aggressione. Maja, tuttavia, si trova in regime di massima sicurezza, in isolamento e rischia di scontare una pena di ventiquattro anni.
Domenica 1 febbraio una serie di soggettività valsusine, con l’intima complicità del Movimento No Tav, hanno organizzato una giornata per portare l’attenzione su quanto lx sta accadendo.
Alle 12, al Presidio No Tav di San Giuliano, si è svolto un pranzo benefit spese legali coronato da una chiacchiera informativa. Alle 16, al Polivalente di San Didero è stato proiettato il documentario The trials di Marta Massa, seguito da un intervento del collettivo Free all antifas e dalla presentazione di Nel nido dei serpenti, l’ultimo fumetto di Zerocalcare.
Ho dato all’iniziativa due piccoli contributi. Subito dopo la proiezione, ho letto ad alta voce un cut-up delle lettere di Maja. Ne sono state tradotte tre in italiano, scritte in momenti diversi e con diversi stati d’animo. La più recente è dell’ottobre scorso; la più antica – anche questa tradotta da Free all antifas – è di febbraio 2025, scritta in occasione del rifiuto di patteggiare una reclusione di quattordici anni. In mezzo c’è quella uscita in aprile sulle pagine del quotidiano Domani. Ho estrapolato brani da tutte e tre le lettere e li ho rimontati in un collage che, oltre a riassumere la situazione, spero, possa restituire il profumo della forza d’animo di Maja.
Nel corso della presentazione di Zerocalcare, Mattia Tombolini di Momo edizioni, co-editore di Nel nido dei serpenti, mi ha dato chiesto di provare a leggere da un’ottica di genere ciò che accade a Maja. Sono andata a braccio ma avevo in mente un canovaccio scritto nelle ore precedenti. Nel corso dell’intervento ho sentito che – less is more – potevo anche lasciare aperto il finale e omettere la chiusa “propositiva” che avevo immaginato. Qui di seguito incollo sia la lettera che il brogliaccio dell’intervento così come l’avevo originariamente immaginato.
In coda all’evento ho discusso e riflettuto con un po’ di persone. Devo a questo confronto collettivo la piccola postilla che trovi in fondo.
Invito caldamente alla lettura integrale delle lettere di Maja e a sostenere la campagna di Free all antifas. Aggiungo che mi sento profondamente debitrice a Silvia Ugolini per avermi snidata e coinvolta.
Lettera di Maja – un cut-up
Vi voglio parlare con sincerità: oscillo tra lo sconforto e l’allegria sfrenata, tra la tristezza e la rabbia. Mi faccio forza, tocco il fondo, sono euforica e poi nuovamente vicino alla disperazione, pensieri presuntuosi seguono una rassegnazione meschina. Continua a leggere





