La scena del balcone, una serenata apocrifa e le prove di un amore che inquieta

A gennaio scorso mi hanno chiamato dal Molo di Lilith. Erano impegnati nella costruzione del loro Tribunale dei Folli e mi hanno chiesto di partecipare con un numero.
“Scrivi quello che vuoi. Cade il 14 di febbraio, il tema è l’ammmore”.

Romeo… e Giulietta secondo me. Foto di Max Mavi Viale

Io subito ho detto che no, non ci andavo. Poi ci ho ripensato e ho detto sì. Mi era venuta voglia di fare una parodia
Mi sono piazzato davanti alla mia piccola libreria teatrale e mi sono chiesto: quale di questi copioni è il più di amore di tutti?
Ed è venuto fuori (non è un pensiero originale, lo so) Romeo e Giulietta di Shakespeare.

Quando si fa una parodia si devono cercare le situazioni più topiche o più tipiche dell’oggetto da parodizzare e portarle alle loro estreme conseguenze. La scena topica nel copione scespiriano è ovviamente quella del balcone. Continua a leggere

Pasolini contro la polizia, la polizia contro Pasolini

 

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Non ci sta in un tweet e lo scrivo qui. Quando nella mia L’uomo del Nì cantavo “bisogna avere rispetto per le forze/lo ha detto non so dove anche Pasolini” avevo in cuore questo. Meno male che qualcuno si è preso la briga di pigliare a calci l’infame mantra, perché Pasolini era “ovviamente contro l’istituzione della polizia”. Grazie davvero.

Il mio primo Carnevale dei Folli

Da bambino avevo due costumi di carnevale ereditati dai cugini grandi, Zorro e indiano pellerossa. Non mi piaceva nessuno dei due. Ci si traveste per dire la verità e io non mi sentivo né un eroe senza macchia e senza paura, né un coraggioso guerriero sioux.

Questa foto non c'entra nulla con il post. La canzone dei Culture Club "Do You really want to hurt me" era una di quelle che avrei voluto cantare con i miei capelli gialli.

Questa foto non c’entra una mazza. La canzone dei Culture Club Karma Chameleon” però era una di quelle che avrei voluto cantare con i miei capelli gialli.

A scuola avevamo la scatola dei travestimenti, un ammasso di abiti smessi variegati. A me negli intervalli pomeridiani piaceva mettermi in testa dei pantaloni di una tuta gialla e un gilet tutto brillantini. Dicevo che ero il cantante dai capelli gialli. Come travestimento non aveva molto successo, nonostante gl anni ’80 traboccassero di cantante dai capelli gialli. Mi scoraggiai presto e smisi di travestirmi, benché la cosa avesse una certa attrattiva per me.

Dal 2005 faccio spettacoli umoristici e faccio largo uso del “personaggio”, ma non ho mai voluto travestirmi, né truccarmi e non ho avuto il coraggio nemmeno di ritoccarmi il nome, il mio personaggio si è sempre chiamato Filippo Sottile.

Al Molo di Lilith mi hanno chiesto se vado a fare un pezzo per il loro Carnevale dei Folli. Io ho detto subito sì, ma è quasi un mese che vivo nel terrore, davvero. Che sia un trauma infantile che si accinge a tornare su o il timore che il travestimento sul palco mi obblighi a dire cose vere che preferisco tacere… non so.

In ogni caso, ho un pezzo “contro le cose che vanno male” che una volta tanto non parla di No Tav. Per me sarà un duplice debutto, come performer en travestì e come cantastorie No Expo. Speriamo che me la cavo.

Ci vediamo domenica 15 febbraio, alle 21.15 al Molo di Lilith, via Cigliano 7, Torino. Ingresso libero con tessera Arci.

Sitografia minima:

I tentacoli di Expo 2015, una vicenda esemplare

 

 

 

L’uomo del Nì

Un anno fa circa ho avuto una discussione. Tanto per cambiare, si parlava di Tav. La persona con cui cioccavo diceva che sì, i No Tav avevano le loro ragioni. Però poi diceva che la gente ha votato e bisogna rispettare le decisioni della democrazia e non bisogna esagerare con le proteste. Ribattere è facile, documentatevi, il Movimento No Tav in questi anni ha confutato ogni accusa o obiezione. L’ho smontato in due minuti. Allora lui, messo alle strette, mi fa: «Ma basterebbe che il treno lo facessero passare sui binari che ci sono già».
Io per forma mentis sono abbastanza abituato al paradosso, ma quella volta ho sentito la cinghia trapeizodale del cervello che mi slittava via. Ho cercato di tenere botta allo sconcerto e gli ho detto: «Far passare il treno sulla linea esistente è precisamente ciò che non vogliono fare i proponenti, ed è precisamente ciò per cui i No Tav si oppongono al progetto».
Niente, parole al vento. Il tipo ha continuato a fare capziose distinzioni che sostanzialmente stavano a sottolineare che i No Tav potevano anche dire il verbo, ma lui non avrebbe mosso un dito e che comunque la Tav avrebbe avuto anche dei vantaggi e non si può dire sempre no, e poi dire “pecorella” a uno sbirro è un’infamia.

Gli Ufi che incessantemente visitano il Monte Musinè ci hanno portato il loro messaggio

Poi a casa, ho raccontato la cosa alla mia compagna e le ho detto: «Dovrei scriverci una canzone su queste persone, una cosa tipo la Ballata del Nì Tav».
Bene, ho diligentemente preso l’appunto, ma non l’ho scritta.
Io scrivo canzoni su ordinazione (ordigni), e i No Tav me ne hanno commissionate diverse. In questi mesi, ogni qual volta ero chiamato a suonare a questo o quel presidio, tiravo fuori il quaderno degli spunti e provavo a tirar giù la Ballata del Nì Tav.
Niente, non trovavo il punto di accesso. Mi sembrava che venisse fuori una canzone troppo piccina, senza polmoni, senza respiro.

Poi stamattina cercando notizie sui bombardamenti di Gaza, ho nuovamente potuto notare l’incessante lavorio di opinion maker che a proposito degli attacchi israeliani tirano su gli stessi ragionamenti capziosi dei Nì Tav. Inoltre, due giorni fa, mi sono imbattuto in questo documento che certifica che il cerchiobottismo è una strategia comunicativa studiata, tesa a concedere briciole retoriche per accaparrarsi di fatto la dispensa, la cantina e la cucina.

E finalmente ho collegato: i Nì Tav sono un sottoclan di una tribù molto più estesa, composta da convinti assertori del Nì.
Una volta messa in questa luce la questione, complice l’ascolto reitarato di Cura Robespierre del Wu Ming Contingent, è stato un attimo tirare giù questo pezzo.

Si intitola L’uomo del Nì

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(La registrazione, come mio costume, è Very Lo Fi, in pausa pranzo, a casa, in soggiorno, voce e ukulele).
Qui testo e accordi, di grande utilità per i vostri falò estivi: se la cantate fate un un figurone e in formato cartaceo vi aiuta ad accendere il fuoco.

In marcia, e io canto

c-bardDomenica 20 luglio, intorno alle 18.00, al presidio No Tav di Borgone ne suono qualcuna delle mie per la Marcia contro il Tav.

Qui c’è il programma completo. Io trovo commuovente che nel volantino abbiano scritto “cantastorie delle nostre valli”. Non mi sono mai sentito così piemontese in vita mia.

Veniteci, dico anche delle cazzate inedite.

A sarà dura.

CONTRORDINE COMPAGNI!

A causa della pioggia assai probabile suonerò al polivalente di San Didero. Hasta Sera!