Liberarsi dal virus del carcere. Una riflessione di Luca Abbà

[Gira in queste ore sulla mailing list dei comitati No Tav questa riflessione di Luca Abbà. La condivido qui non solo per il suo contenuto puntuale, ma soprattutto per il suo implicito invito ad attivare forme di pensiero, critica, militanza e a continuare a pensare e immaginare una società più libera per tutte le creature. FS]

No Tav, nè qui né altrove, e fuoco a tutte le galere.

Visto il rapido evolversi della situazione legata alla diffusione del nuovo corona virus, divenuta emergenziale, desidero comunicare il mio punto di vista nella condizione particolare di detenuto semilibero presso il carcere di Torino.

L’ambiente carcerario risulta essere, a maggior ragione in casi come questi, un luogo delicato, sensibile ma piuttosto ignorato dall’opinione pubblica e dalla classe politica; oppure considerato inopinatamente una sorta di discarica per ciò che si ritiene “la feccia” della società.

In questi giorni di grande flusso mediatico e misure di controllo imponenti, l’ansia e l’angoscia per il dilagare dell’infezione stanno crescendo anche tra le mura del carcere, tra i detenuti e il personale ivi impiegato. Scenari di blocco dei colloqui con i familiari, sospensione di permessi e uscite per i semiliberi sono già divenuti realtà in alcuni
penitenziari del territorio nazionale e stanno divenendo probabili per gli altri visto il precipitare degli eventi giorno dopo giorno. Continua a leggere