Troia Brucia. Un articolo di Wolf Bukowski sulla deriva sbirresca

disegno di Martina Di Gennaro

Nel giorno stesso in cui entrava in vigore, dalla mia prospettiva di persone trans, uscivo con un aneddoto ancora fumante sul green pass . Tuttavia, fin da subito e con i miei mezzi, cercavo di allargare il discorso e dare un giudizio globale sul dispositivo:

Ora, quella di istituire il green pass è ovviamente una decisione di merda. Una classe dirigente che in diciotto mesi non è stata in grado di prendere un solo provvedimento nella direzione dell’ampliamento dell’assistenza sanitaria né della protezione delle fasce più deboli, copre le sue enormi responsabilità impedendo alle persone di andare a lavorare, studiare, viaggiare, frequentare i luoghi della cultura, dell’intrattenimento e della socialità. Gli ultimi due governi si sono distinti – la cosa purtroppo non sorprende – per il cinismo e lo zelo con i quali hanno continuato a fare gli interessi del grande capitale, di Confindustria, e seguitato ad alimentare la paranoia, a rendere capillare la cultura del controllo e a diffondere il virus della sbirraggine. La pandemia, per qualcuno, si è rivelata un grandissimo affare.

In questi  tre mesi, ogni volta che ne ho avute le energie, ho messo su teatrini e piantato casini a ogni richiesta di esibire il lasciapassare. Ci ho guadagnato qualche litigata, Continua a leggere

Il green pass è brown. Breve commento a botta calda da questo 1° settembre 2021

La merda in effetti può essere di tanti colori. Divertiti a colorarla del colore più appropriato al momento.

Sono una lavoratrice precaria, bibliotecaria esternalizzata, presso l’Università degli Studi di Torino. Stamattina all’entrata del Campus Einaudi il varco è più stretto del consueto, ha tutto l’aspetto di un posto di blocco. Mi attende una lavoratrice esternalizzata di un’altra cooperativa che si occupa dei servizi di sorveglianza e portineria. Sembra imbarazzata.
– Buongiorno.
– Buongiorno.
Un silenzio troppo lungo. Lei deglutisce e chiede:
–  Ha il green pass?
La seconda dose di vaccino l’ho fatta ieri, non ho ancora ricevuto il codice per scaricarlo. Le dico che però ho il certificato vaccinale che mi hanno rilasciato in ambulatorio.
– Non basta. Si entra solo con il green pass o con il tampone.
– >Ma se il ministero non mi manda il codice per scaricarlo…
La tizia chiama un collega al quale rispiego tutto. La conclusione è:
– Non può entrare.
– Senta, io sono una lavoratrice esternalizzata e non sono tenuta a mostrare un bel niente. In più sono pure vaccinata, mica è colpa mia se non ho il green pass.
– Noi abbiamo ricevuto queste disposizioni dall’università.
– Io entro lo stesso.
– Ah, vuole proprio entrare?
– Sì.
– Allora devo prendere le sue generalità.

A metà settembre avrò la terza udienza del processo per il mio cambio anagrafico. Nessuno mi garantisce che sarà l’ultima. Ho iniziato il mio percorso di transizione più di tre anni fa, ma ancora non mi è stato concesso di cambiare i documenti. Una situazione che già in tempi “normali” dà luogo ad outing continui. Adesso si aggiunge questa menata del green pass. Il tipo legge ad alta voce il nome maschile segnato sul mio certificato vaccinale e solo allora mi fa segno di entrare.
Viviamo in una società iperburocratizzata. A ogni varco ci vuole un lasciapassare. Continua a leggere

Rivendicarsi le strade, la socialità e la bruttezza. Aggiornamenti

Incredibilmente, anche quest’anno si è fatto maggio. La speranza che accomuna molte persone è di quella di poter ricominciare a dire che viviamo, andiamo a fare passeggiate, vediamo persone, partecipiamo a iniziative politiche, poterlo dire senza essere tacciatx di ungere il male. Sembra incredibile, a oltre un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza pandemica, tocca ancora fare questo dei distinguo: fra politica del controllo e gestione del contagio, fra atomizzazione sociale e gestione condivisa, fra paranoia e cura. Rimbocchiamoci per l’ennesima volta le maniche.

Una bellissima foto in cui sono brutta. L’ha scattata Michele Massetani al CSA Sisma di Macerata a febbraio 2020. Al fondo del post ne parlo un po’

In questo post ci sono tre brevi cose. Continua a leggere

Guerra di Stato, stato di guerra e il male minore

Domande che pone l’assemblea antimilitarista torinese

Ieri era il 4 novembre, festa nazionale delle forze armate. Pare che nell’ultimo anno lo Stato abbia destinato alle spese militari 26 miliardi di euro. Tutto questo mentre il paese si chiude in zone rosse, arancioni e gialle. I tanto sbandierati diritti a sanità e istruzione vengono barattati con mine, bombe e spudorata/ipocrita arroganza machista in divisa. Quando l’esercito tornerà nelle strade a vegliare sulla buona condotta di cittadinɘ e cittadinɘ dobbiamo tenere presente che, incidentalmente, è quello l’unico investimento che il governo ha fatto per affrontare la pandemia. Non il potenziamento delle strutture sanitarie, non la garanzia del diritto allo studio, non la tutela economica e sociale delle fasce più deboli e/o esposte, non l’investimento sul trasporto pubblico tanto per citare alcuni aspetti che, sempre incidentalmente, qualcun* potrebbe ritenere prioritari. Continua a leggere

“Alcune cose verificabili”. Intervista per La Môme

Trans minstrel at work. Con il consueto metodo dei pizzini sto ristrutturando il copione di *Mostre & Fiere*. Metti che ti chiedi che combino.

Il 12 maggio scorso sono stata intervistata da Marilisa Pendino per il blog letterario La Môme. Ho ragionato della malignità degli avverbi, di “parola”, di fertile vergogna, di pirati, di punkastorie, di No TAV, di transfemminismo, di lockdown e corollari. Le mie risposte audio sono state montate in sequenza in un video (lo trovate se cliccate qui), le domande compaiono in sovrimpressione (qui raccolte in un unico PDF).

Le foto, in ordine di apparizione, sono state scattate da: NUDM Reggio Emilia, Enrico Auxilia, Dissolvenze Lab, Giulio Cicanese, Max Viale. La copertina che compare al minuto 19,45 è quella di La mostruositrans. Per un’alleanza transfemminista fra le creature mostre che uscirà a giorni per Eris. In attesa dell’annuncio ufficiale – non oltre la prossima settimana, dai! – sappiate che, contrariamente a ciò che dico nell’intervista, ora so quando ricomincerò a esibirmi: presto.

Ci vediamo là fuori.