La Punk spiegata alla nonna torna in scena il 21 dicembre

Rifare, riprovare, riordinare, ridere
Tre allegri ragazzi morti

I vermi di Darwin
“L’ultimo saggio pubblicato in vita da Darwin si intitola La formazione della terra vegetale per l’azione dei lombrichi con osservazioni intorno ai loro costumi (1881). Ti ricordi, nonna, quando a primavera tornavamo al nostro orto abusivo sulle sponde del Sangone? C’era la terra tutta ricamata di riccioli, un preziosismo fatto dai lombrichi.
Degli esseri reputati insulsi, i vermi: quando dici
“verme” a qualcuno non gli stai facendo un complimento. Eppure i vermi fanno quella cosa lì: bella e importante. Perché “formazione della terra vegetale” vuol dire la terra fertile in cui cresce l’insalatina biologica a quattro euro al cespo che ti compri alla biobottega. Perché senza quell’azione dei lombrichi, ci crescono solo piante indecorose che poi non ti mangi, come il farinello, (chenopodium album), benché sia ampiamente commestibile. E anche lui, il farinello, è un verme che trasforma la terra asciutta dei cantieri in terra viva.
Allora quel piglio aggressivo, quella cazzimma punk (e “cazzimma” sta per puntigliosità aggressiva) è giustificata, perché noi siamo i vermi, i lombrichi, i farinelli e siamo adattate alle vostre terre spoglie, contaminate e sprovviste di vita e le sappiamo trasformare”. Continue reading

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Ricomincio da tre. Alcune cose che ho fatto nel 2018

Il blog è in stato di abbandono da maggio 2017. Potresti pensare che nel frattempo mi sia presa una pausa. Invece no. Ecco almeno tre cose che ho scritto negli ultimi 11 mesi.

Il codice dell’oro (Tabor, 2018) con Mariano Tomatis e Davide Gastaldo.
Il mio contributo si chiama Ospitare l’alieno, è una catena di racconti che prova a rispondere alla domanda: che utilizzo possiamo fare delle storie fantastiche?
Tutte le informazioni le trovi qui.

La punk spiegata alla nonna
Si tratta di un monologo teatrale con canzoni. Nei mesi scorsi è andato in scena in forma di prova aperta. La prima ufficiale sarà al CSA Gabrio di Torino il 21 dicembre prossimo.  Ne è prevista anche un’edizione cartacea. I dettagli più avanti.
“Esiste una filosofia, una modalità di vita che spinge le persone a contrapporsi alle leggi scritte, alle norme non scritte, alle consuetudini, alle convenzioni, ai principi imposti e assoluti, al più becero realismo. È una filosofia che ha e ha avuto tanti nomi. Noi la chiamiamo la punk.
La punk spiegata alla nonna è una seduta medianica in cui una reietta, una non-persona di questo mondo prova a raccontarsi a una non-persona migrata all’altro mondo, l’unica da cui si è sentita compresa”.

Sì trav. Come la militanza No Tav mi ha dato il coraggio di diventare me stessa
Il 2018 è l’anno in cui è iniziata la mia transizione di genere (e questo mio disastratissimo blog sembra non essersene ancora accorto). Racconto gli aspetti politici di questo percorso in una lunga testimonianza ospitata su Giap, il blog del collettivo Wu Ming. Qui la prima puntata. Qui la seconda.

PS: sul finire del 2017 invece ho pubblicato sul blog di Alpinismo Molotov L’ispirazione e il coraggio, un pezzo a cui tengo molto è che presagisce i tre segnalati qui sopra.

Godetevela.

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Ma sul palco che fai? «La Versione Ufficiale» spiegata (grazie) a Noce

Clicca per vedere la criptica locandina

Quando suonavo nei Disperazione, ai primordi del neolitico, era tutto più semplice. Alla domanda: “che cosa fate?”, rispondevamo: “punk” e andava bene così. A un certo punto ci siamo inventati degli aggettivi da appiccicare e quindi sulle locandine scrivevamo “Disperazione, Orbassano (TO), punk agricolo meticcio”. Facile, no?
Poi è venuta la Brigata Torquemada ed era già più difficile: che cosa facevamo? Folk, world, etnica, fusion, jazz, teatro-canzone, popolare, contaminata, minestrone, caponata?
Boh. Scrivevo presentazioni chilometriche, citavo Artaud, Gozzano e Tina Pica. non so cosa la gente capisse, ma comunque veniva a vederci.
Con il passare degli anni la cosa è andata peggiorando, mi è diventato sempre più difficile provare a spiegare cosa faccio sul palco. Il punto più basso di incomunicabilità forse l’ho toccato con la presentazione di La Versione Ufficiale. Oggi però una ragazza che conosco da poco (e che si chiama Noce) mi ha scritto in chat. Incollo qui sotto la conversazione. Continue reading

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La Versione ufficiale, 11 maggio al Molo di Lilith, Torino

Il 24 marzo scorso La versione ufficiale è approdata al Molo di Lilith, un posto (inutile negarlo) in cui mi trovo bene e faccio tante cose, da spazzare i pavimenti, al saltimbanco.

Un momento di smarrimento del Maestro Sominelli

Un po’ di gente che quella sera se l’era perso ha protestato: “lo vogliamo vedere anche noi”. Un po’ di gente che quella sera c’era invece ha detto: “troppo bello, lo vogliamo rivedere!”
Per non scontentare nessuno, il maestro Luigi Sominelli ed io lo rifacciamo, ma un po’ diverso. Con l’inizio ristrutturato e una canzone in più. Poi, se riesco a chiuderla in tempo, per i bis c’abbiamo una chicca che neanche Frank Sinatra.

Qui e qui racconto un po’ di che si tratta.

La Versione ufficiale il 22 giugno sarà a Milano, seguiranno dettagli.

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In memoria della ruvidità della penna di Luca Rastello

26 aprile 2017. Foto di Uma Ceretto

Il 26 aprile scorso a Torino, al Molo di Lilith, si è reso merito alla ruvidità della penna di Luca Rastello. La serata l’ha messa in piedi Maurizio Pagliassotti insieme a Marco Gobetti, con l’aiuto di Giorgio Morbello e Mauro Ravarino. Tutta gente che Rastello l’ha conosciuto davvero.
Sul palco Pagliassotti ha chiamato anche me. Ma che c’entravo? Qualcuno mi ha chiesto se lo conoscevo. Voleva cioè sapere se Rastello era mio amico. Io ho detto che che no. Nemmeno conoscenti. Ci siamo stretti la mano due volte, ma non abbiamo avuto nulla che potesse somigliare a una conversazione.

La prima volta che ho visto Luca Rastello è stato nel marzo del 2012, a Villar Dora.
Il movimento No Tav aveva organizzato una tavola rotonda dal titolo “Informazione bene comune?”. I segni della gogna mediatica di “pecorella”, l’ultima sevizia inflitta dai media al movimento, erano ancora impressi nelle carni,  il tutto nella cornice in cui Luca Abbà era ancora in ospedale, la mattanza in autostrada viva nella memoria e le righe che avevamo in faccia non potevano che essere le lacrime procurate dallo sgombero della Maddalena e dal confronto ad armi impari del 3 luglio. Il pubblico in sala aveva i nervi a fior di pelle. Forse per quello mi avevano chiamato sul palco, per stemperare il clima con le mie canzonette. Continue reading

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