Filastrocche per i cuccioli del cosmo. Un racconto per Eddi e tutte gli altr* combattenti intergalatticu

Oggi è giunta la notizia, Eddi Marcucci, freedom fighter dell’Unità di protezione delle donne in Siria del Nord, è stata condannata a due anni di sorveglianza speciale. Un provvedimento nato in epoca fascista: benché non abbia commesso nessun reato “dovrà consegnare passaporto e patente, non potrà prendere parte a ritrovi con più di tre persone, né partecipare ad assemblee e presidi. Con sé avrà un libretto in cui la polizia annoterà ogni controllo a cui sarà sottoposta”.

Sulle pagine del Manifesto Eddi commenta in questo modo:

E’ qualcosa di disgustoso. Per me non è tempo di indignarsi né di sorprendersi: queste sono persone che non hanno la lucidità necessaria a prendere alcuna decisione, se pensiamo che in carcere c’è una donna come Nicoletta Dosio. Non sono misure proporzionate ai fatti che queste persone devono giudicare. E’ importante dire che questi soggetti sono pericolosi perché hanno in mano la libertà di ognuno e ognuna di noi, è lo Stato italiano a essere pericoloso per tutti coloro che si trovano oggi sotto le sue bombe, per le persone in cassa integrazione, per i precari, pericoloso perché non requisisce la sanità privata a fronte di una simile crisi. La solidarietà tra popoli che avviene nel segno della rivoluzione fa paura. C’è da puntare il dito. Io non accetto nessuna forma di sorveglianza dalla Procura di Torino, non accetto nessuna limitazione della mia libertà. Queste persone vanno fermate quanto prima: quelle che mettono sotto sorveglianza speciale chi si è schierato con le Forze democratiche siriane sono le stesse persone che hanno tagliato miliardi alla sanità. Le stesse che difendono questo sistema.

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Cappuccetto Rosso ai tempi dell’emergenza

Disegno di D4h0m3y. Clicca per ingrandire https://www.deviantart.com/d4h0m3y/art/Little-red-riding-hood-Wolf-190985716

Oggi, venerdì 13 marzo 2020, avrei dovuto esibirmi (a Bologna) e anche domani (a Milano) e persino dopodomani (a Pavia) e via così. Tutte le mie otto esibizioni di marzo si sono volatilizzate e temo che potrebbero fare una brutta fine anche quelle di aprile. Che faccio? Mi butto giù?

(Sì, onestamente sì)
(Ma dopo che mi sono depressa per bene, che faccio?)

Prima mi leggo questo fondamentale contributo del collettivo Wu Ming e poi provo a risollevare il capo e fare quello che mi sono prefissata di fare: la cantastorie punk. Ecco allora una classicissima Cappuccetto Rosso ai tempi dell’emergenza. Godetevela.

(La registrazione lo-fi è stata fatta al Suffia Trans Studio di Orbassano)

Sempre in bilico fra altri.immaginari

In copertina La serpentessa di Medusa

La sessualità è un fenomeno assai più variegato di ciò che si trova nei manuali di educazione sessuale: sfumata, ampia, plurale, incomprimibile nelle catalogazioni. I desideri e i godimenti travalicano le categorie di Youporn. Esistono altri corpi, altre prospettive, altri desideri, altre carezze, altre esultanze, altri abbandoni. Raccontare queste alterità è un ‘azione politica. Per contrastare l’omologazione capitalista e patriarcale delle soggettività desideranti è necessario cantare una mappa diversa.

È quanto ha fatto il collettivo altri.immaginari che in una pubblicazione omonima, uscita da poco per Golena edizioni ha raccolto racconti e illustrazioni di 34 autrici, autori, autoru. Continua a leggere

Traversata (un racconto di olive, maturazione e potatura) è su MAZ

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Da poppa, lo sguardo a Nord

A gennaio sono stato in Sicilia a potare olivi. Al ritorno, in nave, durante le 22 ore di traversata, ho provato a tradurre in parole e riflessioni le emozioni soverchianti e contrastanti che rischiavano di sommergermi. Ne è venuto fuori Traversata. Appunti di un apprendista olicoltore, un oggetto narrativo ibrido: autobiografia, diario, autoanalisi, manuale di olivicoltura.
Come si evince dal titolo è il racconto di una traversata e il fatto che non narri un naufragio si deve non solo alla benignità di Poseidon, ma all’aiuto concreto di molte persone (alcune citate nel racconto). Desidero, però,  ringraziarne in particolare due. Nino Sottile, per l’eterna disponibilità e per tutto quello che mi ha insegnato, e Mr Mill per i preziosi consigli in fase di riscrittura.

Qui, su MAZ (un progetto che prende il nome dal lavoro di una delle scrittrici che più amo) trovate la prima parte.
Buona lettura.

Zombi Maramao 0.1 – il reading

imagesHa turbato i sogni di mezza città e alimentato gli incubi dell’altra mezza. La città è Rivabassa (TO) e siamo nel 1994. La perturbazione però va oltre il 2002, anno in cui pare che definitivamente scompaia. Parlo di Zombi Maramao. Sto cercando di scriverne la storia, tracciarne i movimenti, individuarne gli strascichi.
Zombi Maramao è una fanzine, una rivista autoprodotta, e apparentemente si occupa di musica punk e fantascienza.
I ragazzi che scrivevano Zombi Maramao sono bricoleur della parola, saltimbanchi della contestazione, escursionisti dell’immaginario. Per quasi otto anni hanno redatto il bollettino di un altrove infernale: la provincia, e ne hanno combattuto i mostri evocando ectoplasmi, alieni, robot.

Alcuni mesi fa ho deciso di scrivere la storia di Zombi Maramao. Primo perché è una storia di Rivabassa, la mia città e, secondo, perché è una storia che merita di essere raccontata. Dice cose importanti degli anni passati e illuminanti di quelli che stiamo vivendo. Ha persino un briciolo di speranza, nonostante faccia la fine di un sacco giù per una scarpata. A volte i semi germogliano quando nessuno più li aspetta.
Il mio lavoro su Zombi Maramao non è per niente finito. Sono ancora immerso nella fase delle interviste, della documentazione, della stesura, ma sento che ho bisogno di voi: non ci ho mai creduto all’artista nella torre d’avorio, anche perché vivo in una ex casa popolare degli anni ’50.
Questa storia è in lavorazione, venite a trovarmi: l’officina è aperta.

Quindi il primo dicembre che faccio?
Leggo dei pezzi della storia di Zombi Maramao: quello che c’è, quello che è pronto.
Sono un teatrante e credo nell’istituto della prova aperta e sono un cantastorie e canto quello che so, quando lo so, per come lo so.
Voce narrante e ukulele: Filo Sottile
Voci della redazione di Zombi Maramao: L’interezza non è il mio forte.

L’appuntamento è alle 21.15, al Molo di Lilith, via Cigliano 7, Torino. Ingresso libero con tessera ARCI.