Avere le carte in regola. Una considerazione e tre segnalazioni

Fine luglio 2021. Murazzi del Po. Sullo sfondo gli stencil di NUDM Torino. Foto di Daniela Sala

Oggi il mio spettacolo La punk spiegata alla nonna fa tre anni dal suo debutto, negli anni scorsi avevo celebrato il completamento delle sue rivoluzioni solari (qui e qui). Quest’anno mi limito a esprimere la soddisfazione per il fatto che sembra non patire il passare del tempo, che ancora ci sono persone che me lo chiedono e non escludo di portarlo ancora in giro. (Qui le indicazioni per leggerne il testo)

Attualmente però sono in full immersion nella scrittura di questo libro che probabilmente si chiamerà Senza titolo di viaggio e potrebbe vedere la luce nella seconda metà di novembre. Interromperò la clausura solo per onorare impegni già presi tempo fa a Brescia, Mantova, Roma. Sto dirottando tutte le altre date di Mostre & Fiere al mese di ottobre.

Una breve considerazione: Senza titolo di viaggio è un’espressione che sembra anche descrivere la situazione attuale del paese. Il governo ci chiede di avere le carte in regola, di adeguare i nostri comportamenti, di perfezionare le nostri posizioni, pena l’impossibilità di muoversi, di incontrarsi, di partecipare alla vita collettiva. Continua a leggere

Autorganizzazione e disobbedienza contro la violenza di Stato

Elaborazione grafica di Cam Pavese. Me l’aveva donata per aprire “Cinque lettere”, il lungo testo in programma per oggi.

Il 14 aprile 1982 entrava in vigore la legge 164, “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. Oggi, 39 anni dopo, su Giap, sarebbe dovuto uscire un mio lungo articolo intitolato Cinque lettere. Esperienza trans, discriminazione strutturale, diversity management: un’analisi transfemminista. In quelle righe provavo a rendere evidente che la transfobia è sistemica. In quest’ottica, mi impegnavo anche a dimostrare che una legge come quella proposta da Alessandro Zan, che sanziona chi aggredisce fisicamente o a parole le persone trans (e quelle lesbiche, gay, bisessuali) non arginerà il fenomeno. Le letture, i ragionamenti, i confronti, le esperienze condivise con fratelli, sorelle, sibling trans mi portano a dire che la discriminazione è scritta nelle leggi dello Stato e nel dominio eterocispatriarcale e capitalista che le ispira e che plasma i rapporti economici, sociali e di potere.

Avevo pensato il mio intervento come un dittico. Lo scopo era far immergere lettori e lettrici in questa brodaglia di violenza strutturale e di mostrare la maniera contraddittoria in cui le persone trans provano a starci a galla. Nella prima parte raccontavo nel dettaglio una storia che è avvenuta a me in questi mesi, un apologo fra Kafka e Fantozzi in salsa gender. Nella seconda puntata intrecciavo storie diverse a un’analisi sintetica del quadro legislativo ed esistenziale che ci condiziona la vita. Nel finale inforcavo gli occhiali del transfemminismo, lenti che ci permettono di guardare oltre le toppe e le soluzioni di facciata, con gli occhi, le menti, i cuori e i corpi puntati a un cambio radicale.

La pubblicazione di queste righe è soltanto rimandata di qualche mese e traslata su un altro supporto, la carta. Mi preme però riportare oggi poche cose. Continua a leggere