Con tutto il cuore. Raccontino in cui si evidenzia che Mark Fisher ha ragione quando parla di confluenza fra capitale e burocrazia

no, non faccio la rappresentante di frullatori e sì, devo mettere a posto e pulire il piano della cucina

Stamattina sono andata in uno di questi grandi centri che vendono elettrodomestici. Sono arrivata qualche minuto prima dell’apertura, ma non mi è pesato aspettare. Avevo con me La linea d’ombra di Conrad che, ripescato quasi per capriccio, si sta rivelando provvidenziale per accompagnare certe riflessioni.
All’aprirsi delle porte sono entrata. Ho perso quindici minuti buoni nel settore stereofonia, ad accarezzare il sogno di prendermi un giradischi e ricominciare ad ascoltare vinili. Senza entrare nel feticismo, l’esperienza d’ascolto è diversa, la riproduzione di materiale digitale è smaterializzata. I vinili, le musicassette, in una certa misura persino i compact disc, restituiscono l’idea che la musica sia ancora fatta da corpi in movimento. E poi, mi piace quella cosa che passati ventitré minuti al massimo vai a girare il disco. La playlist digitale può diventare sottofondo, pappa indistinta, mentre i giradischi e i riproduttori di cassette senza autoreverse ti costringono periodicamente a valutare che cosa stai ascoltando e a chiederti se vuoi ascoltare ancora, se preferisci il silenzio. Continua a leggere

Fuoco alle galere. Cosa succede davvero quando misgenderi una persona trans

È un lungo viaggio in auto. C’è mio padre sul sedile del passeggero, alla guida un suo cugino e sul sedile posteriore ci sono io. Ritorniamo da un lavoro fuori regione. Io mi addormento, cinque minuti? due ore?, non lo so precisamente. Quando mi sveglio mi pare che sto sognando ancora. Sento la voce di mio padre che racconta cose da romanzo hard boiled, il dialetto che torna puntuale a sottolineare i passaggi più stupefacenti. Mano a mano realizzo che una minuscola parte di quei fatti li conosco, hanno per protagonista una persona – chiamiamola Mario Rossi per comodità – che a lungo ha frequentato la mia casa. Sono fatti accaduti quando ero adolescente e, lo scopro ora, mentre l’auto scivola sull’autostrada deserta, mi sono stati in gran parte nascosti.
– Come facevo a raccontarti una cosa così? – dice mio padre quando finalmente trovo la forza di aprire bocca – tu e tua sorella eravate piccoli (sic), tante cose non me la sentivo di raccontarle neanche a mamma, allora.
Glisso sul fatto che ho la convinzione che a 16 anni sarei stata perfettamente in grado di comprendere la situazione, voglio sapere il seguito. Mio padre si infila nella seconda parte del racconto, quella che porta all’arresto di Mario Rossi. È proprio lui, mio padre, la persona che si incarica di portare il pacco con la biancheria in carcere.
Si presenta a Le Vallette e chiede di consegnare l’involto al signor Mario Rossi. La guardia carceraria risponde prontamente: – Non c’è.
Mio padre trasecola: – Ma come, l’hanno portato qui oggi.
– Non c’è.
Mio padre prova a insistere: – Le spiace controllare? Magari…
– Posso controllare – lo interrompe la guardia – se è arrivato il detenuto Mario Rossi. Il signor Mario Rossi di sicuro non è qui. Continua a leggere