
no, non faccio la rappresentante di frullatori e sì, devo mettere a posto e pulire il piano della cucina
Stamattina sono andata in uno di questi grandi centri che vendono elettrodomestici. Sono arrivata qualche minuto prima dell’apertura, ma non mi è pesato aspettare. Avevo con me La linea d’ombra di Conrad che, ripescato quasi per capriccio, si sta rivelando provvidenziale per accompagnare certe riflessioni.
All’aprirsi delle porte sono entrata. Ho perso quindici minuti buoni nel settore stereofonia, ad accarezzare il sogno di prendermi un giradischi e ricominciare ad ascoltare vinili. Senza entrare nel feticismo, l’esperienza d’ascolto è diversa, la riproduzione di materiale digitale è smaterializzata. I vinili, le musicassette, in una certa misura persino i compact disc, restituiscono l’idea che la musica sia ancora fatta da corpi in movimento. E poi, mi piace quella cosa che passati ventitré minuti al massimo vai a girare il disco. La playlist digitale può diventare sottofondo, pappa indistinta, mentre i giradischi e i riproduttori di cassette senza autoreverse ti costringono periodicamente a valutare che cosa stai ascoltando e a chiederti se vuoi ascoltare ancora, se preferisci il silenzio. Continua a leggere