Miele, margine, molteplicità, mutamento e altre soddisfazioni, anticipazioni, prese di posizione e calendari

9 settembre 2021. “Mostre & Fiere” davanti ai cancelli del Fortino di Chiomonte (Valsusa). Foto di Diego Fulcheri

Domenica 5 settembre sono stata ospite della Cooperativa sociale Be Free. Prima di esibirmi con il mio Mostre & Fiere ho preso parte a una piccola tavola rotonda condotta dalla scrittrice e giornalista Barbara Bonomi Romagnoli. Prima di me è intervenuta la scrittrice e attivista per i diritti delle bambini e dei bambine trans Camilla Vivian. Qui sotto la registrazione dello scambio fra Barbara e me. Gli applausi di apertura sono ancora per Camilla (meritatissimi). Si parla di ailanto (miele di), margine, molteplicità, mutamento, Età dell’Oro (rifiuto della), fluidità, dogane (abbattimento delle). Enjoy it!

A proposito del miele di ailanto. L’altro esempio che avrei potuto fare riguarda il miele di acacia . Si tratta di un miele ampiamente commercializzato, la pianta su cui bottinano le nostre api è la Robinia pseudoacacia, la sua storia non è poi molto diversa da quella dell’ailanto, anche la robinia è stata importata da un altro continente e, come l’ailanto, nei terreni degradati dall’azione dell’uomo ha un comportamento invasivo. In Piemonte ci sono boschi interi composti a gaggia, il nome che a queste latitudini diamo all’acacia. Forse si può ristrutturare l’idea che abbiamo dell’ailanto. Io ci ho provato qui qualche anno fa. Ancora una cosa: Continua a leggere

Il green pass è brown. Breve commento a botta calda da questo 1° settembre 2021

La merda in effetti può essere di tanti colori. Divertiti a colorarla del colore più appropriato al momento.

Sono una lavoratrice precaria, bibliotecaria esternalizzata, presso l’Università degli Studi di Torino. Stamattina all’entrata del Campus Einaudi il varco è più stretto del consueto, ha tutto l’aspetto di un posto di blocco. Mi attende una lavoratrice esternalizzata di un’altra cooperativa che si occupa dei servizi di sorveglianza e portineria. Sembra imbarazzata.
– Buongiorno.
– Buongiorno.
Un silenzio troppo lungo. Lei deglutisce e chiede:
–  Ha il green pass?
La seconda dose di vaccino l’ho fatta ieri, non ho ancora ricevuto il codice per scaricarlo. Le dico che però ho il certificato vaccinale che mi hanno rilasciato in ambulatorio.
– Non basta. Si entra solo con il green pass o con il tampone.
– >Ma se il ministero non mi manda il codice per scaricarlo…
La tizia chiama un collega al quale rispiego tutto. La conclusione è:
– Non può entrare.
– Senta, io sono una lavoratrice esternalizzata e non sono tenuta a mostrare un bel niente. In più sono pure vaccinata, mica è colpa mia se non ho il green pass.
– Noi abbiamo ricevuto queste disposizioni dall’università.
– Io entro lo stesso.
– Ah, vuole proprio entrare?
– Sì.
– Allora devo prendere le sue generalità.

A metà settembre avrò la terza udienza del processo per il mio cambio anagrafico. Nessuno mi garantisce che sarà l’ultima. Ho iniziato il mio percorso di transizione più di tre anni fa, ma ancora non mi è stato concesso di cambiare i documenti. Una situazione che già in tempi “normali” dà luogo ad outing continui. Adesso si aggiunge questa menata del green pass. Il tipo legge ad alta voce il nome maschile segnato sul mio certificato vaccinale e solo allora mi fa segno di entrare.
Viviamo in una società iperburocratizzata. A ogni varco ci vuole un lasciapassare. Continua a leggere

Il patriarcato è sistemico. (Annullata la data di Firenze)

Oggi era previsto che io partissi alla volta di Firenze per poter partecipare al Festival della letteratura sociale organizzato da Polveriera. Ero felice di esibirmi – il mio primo spettacolo dopo sette mesi di pausa forzata – ed ero felice di riabbracciare persone care che lo avrebbero attraversato.

In questi giorni sono stata avvisata che durante il festival ci sarebbero state delle azioni di disturbo per sanzionare una vicenda di violenza sessista agita da una persona che ha frequentato l’assemblea di Polveriera e di cui lo spazio non si sarebbe fatta carico.

Non entro nel merito della vicenda, conosco poco la realtà fiorentina e nelle ultime quarantotto ore ho sentito così tante versioni discordanti che non avrebbe alcun senso che mi mettessi a sentenziare. Mi preme, a caldo, sulla scorta di situazioni analoghe che ho visto accadere a Torino, fare una sola considerazione generale. Continua a leggere

Sentire cosa avviene in Polonia. Con una postilla sulla presentazione di Perché il femminismo serve anche agli uomini di Lorenzo Gasparrini

Altre creature, ora mi viene in mente Nina, l’hanno detto prima di me. Il transfemminismo è una connessione psichica che collega corpi dislocati sull’intero pianeta e, verosimilmente, anche fuori dal nostro sistema solare. Ogni volta che il dominio eterocispatriarcale, violentissimo qui sulla Terra, limita anche una sola intelligenza corporea nella sua espressione, nella sua possibilità, la obbliga a fare una determinata cosa o le impedisce di farne un’altra, l’informazione – sotto forma di impulso rabbioso e doloroso – si propaga all’intera rete transfemminista di intelligenze corporee.

(Uso “intelligenza corporea” invece di “corpo” per sgombrare il campo da equivoci: non siamo nell’ambito binario del “mente e corpo” o “anima e corpo”. Qui pensiamo alle emozioni, ai ragionamenti, alle gioie e ai dolori, alle parole concrete e alle astrazioni come un tutt’uno inscindibile da questo grumo di acqua di cellule e storie che ci rende tangibili).

Una propagazione simile, che si estende a tutta la rete, si mette in movimento anche quando una sola intelligenza corporea disobbedisce, punta i piedi (o qualunque altra appendice le consenta di opporsi alla coercizione patriarcale) e si divincola. In questo caso l’intera rete gioisce e le si stringe attorno.

Inutile dire che, in un senso e nell’altro, le sollecitazioni sono continue. Talvolta la rete si satura di segnali concentrati in un’area ristretta e dà origine a una corrente tellurica. È successo mesi fa: un segnale potente è giunto dalla regione terrestre chiamata Argentina: un tripudio di fazzoletti verdi ha avvolto ogni creatura connessa.

In questo momento riceviamo con particolare chiarezza e intensità il segnale che proviene da quella porzione di territorio che chiamano Polonia. Continua a leggere

Filastrocche per i cuccioli del cosmo. Un racconto per Eddi e tutte gli altr* combattenti intergalatticu

Oggi è giunta la notizia, Eddi Marcucci, freedom fighter dell’Unità di protezione delle donne in Siria del Nord, è stata condannata a due anni di sorveglianza speciale. Un provvedimento nato in epoca fascista: benché non abbia commesso nessun reato “dovrà consegnare passaporto e patente, non potrà prendere parte a ritrovi con più di tre persone, né partecipare ad assemblee e presidi. Con sé avrà un libretto in cui la polizia annoterà ogni controllo a cui sarà sottoposta”.

Sulle pagine del Manifesto Eddi commenta in questo modo:

E’ qualcosa di disgustoso. Per me non è tempo di indignarsi né di sorprendersi: queste sono persone che non hanno la lucidità necessaria a prendere alcuna decisione, se pensiamo che in carcere c’è una donna come Nicoletta Dosio. Non sono misure proporzionate ai fatti che queste persone devono giudicare. E’ importante dire che questi soggetti sono pericolosi perché hanno in mano la libertà di ognuno e ognuna di noi, è lo Stato italiano a essere pericoloso per tutti coloro che si trovano oggi sotto le sue bombe, per le persone in cassa integrazione, per i precari, pericoloso perché non requisisce la sanità privata a fronte di una simile crisi. La solidarietà tra popoli che avviene nel segno della rivoluzione fa paura. C’è da puntare il dito. Io non accetto nessuna forma di sorveglianza dalla Procura di Torino, non accetto nessuna limitazione della mia libertà. Queste persone vanno fermate quanto prima: quelle che mettono sotto sorveglianza speciale chi si è schierato con le Forze democratiche siriane sono le stesse persone che hanno tagliato miliardi alla sanità. Le stesse che difendono questo sistema.

Continua a leggere