Di pecore elettriche e altre creature. Una canzoncina da un futuro auspicabile

Roma, novembre 2019, il secondo attentato alla libreria antifascista “La pecora elettrica”

La faccio breve. I fascisti sono in giro, l’ambiente in cui viviamo è di nuovo in via di progressiva fascistizzazione. Non ci salverà nessuno, nessuno ci inietterà il contraveleno. Siamo noi tutte e noi tutti che dobbiamo autorganizzarci per combattere questa peste odiosa.

Nel frattempo, mi è stata recapitata da un mondo di là da venire, da una dimensione in cui abbiamo già vinto, una graziosa canzonetta. Non vedo l’ora che mia figlia esca da scuola per poterla cantare insieme.

La bassa qualità dell’audio e le imprecisioni dell’esecuzione credo siano da imputare agli scossoni del viaggio nel tempo. Enjoy.

Per chi quel giorno laggiù nella foresta si trovò
un’assemblea ci fu, tutte a discutere:
non è questione di natura, di patria o di famiglia
è questione di capire come convivere qui.

Ci son due coccodrille
ed un orangotango
due pecore elettriche, un’aquila reale
la gatta, il topo, l’elefante
c’è posto ancora per qualcunu:
solo non vorremmo più i fascisti.

Che non c’è l’età dell’oro, né il trono e manco il re
e ci autodeterminiamo per vivere libere
questo e molto altro l’assemblea deliberò
e dopo scese in piazza una a uno si contò:

ci son due coccodrille
ed un orangotango
due pecore elettriche, un’aquila reale
la gatta, il topo, l’elefante
c’è posto ancora per qualcunu:
e ora non si vedono più i fascisti.

Fuoco alle galere. Cosa succede davvero quando misgenderi una persona trans

È un lungo viaggio in auto. C’è mio padre sul sedile del passeggero, alla guida un suo cugino e sul sedile posteriore ci sono io. Ritorniamo da un lavoro fuori regione. Io mi addormento, cinque minuti? due ore?, non lo so precisamente. Quando mi sveglio mi pare che sto sognando ancora. Sento la voce di mio padre che racconta cose da romanzo hard boiled, il dialetto che torna puntuale a sottolineare i passaggi più stupefacenti. Mano a mano realizzo che una minuscola parte di quei fatti li conosco, hanno per protagonista una persona – chiamiamola Mario Rossi per comodità – che a lungo ha frequentato la mia casa. Sono fatti accaduti quando ero adolescente e, lo scopro ora, mentre l’auto scivola sull’autostrada deserta, mi sono stati in gran parte nascosti.
– Come facevo a raccontarti una cosa così? – dice mio padre quando finalmente trovo la forza di aprire bocca – tu e tua sorella eravate piccoli (sic), tante cose non me la sentivo di raccontarle neanche a mamma, allora.
Glisso sul fatto che ho la convinzione che a 16 anni sarei stata perfettamente in grado di comprendere la situazione, voglio sapere il seguito. Mio padre si infila nella seconda parte del racconto, quella che porta all’arresto di Mario Rossi. È proprio lui, mio padre, la persona che si incarica di portare il pacco con la biancheria in carcere.
Si presenta a Le Vallette e chiede di consegnare l’involto al signor Mario Rossi. La guardia carceraria risponde prontamente: – Non c’è.
Mio padre trasecola: – Ma come, l’hanno portato qui oggi.
– Non c’è.
Mio padre prova a insistere: – Le spiace controllare? Magari…
– Posso controllare – lo interrompe la guardia – se è arrivato il detenuto Mario Rossi. Il signor Mario Rossi di sicuro non è qui. Continua a leggere

Ma il capitalismo e il patriarcato? Appunti su una presentazione di Critica al transumanesimo.

Il 6 maggio scorso, ai microfoni di Stakka stakka, trasmissione di Radio Black Out, Claudio di Nautilus ci parla di Critica al transumanesimo. Mi segnalano il podcast dell’intervista e lo ascolto, soprattutto perché la presentazione sulla pagina di Librincontro mi aveva già fatto sollevare quasi tutte le sopracciglia disponibili, fa così:

“La tecnologia non è in sé né buona né cattiva ma dipende dall’uso che se ne fa”; una falsità questa che vorrebbe legittimare gli esiti positivi o giustificare quelli negativi. Ma essa non è affatto rappresentata solo dagli strumenti che produce, ma è piuttosto una forma mentis, un modo di intendere il mondo e di trasformare il vivente in modo artificiale piuttosto che naturale o non trasformarlo per nulla. Allora potrebbe essere che la genetica clinica, la medicina e farmacologia molecolare, la soluzione tecnologica alle questioni di genere, il veganesimo, la lotta alla vecchiaia, gli OGM, non siano altro che prodromi di modificazioni e trasformazioni ben più radicali per i viventi.
Più che una presentazione del libro, una riflessione aperta sull’argomento a cui saranno presenti, tra gli altri, i redattori della rivista L’urlo della terra e della trasmissione su radio blackout Macerie su macerie.

Sono perplessa. Non mi convincono le premesse. E mi allarmano le conseguenze. Un guazzabuglio di domande si affolla nella testa. Che c’entra il veganesimo, per dire?

Provo a chiedermi cosa si intenda per “soluzione tecnologica ai problemi di genere” e mi viene da pensare alla transizione. Ma forse sono io che sono fissata. Continua a leggere

I predoni ad Aurora

si muovono sempre prima dell’alba

Stamattina è scattata un’imponente operazione di pubblica sicurezza, la definisce così, eufemisticamente, la sindaca Appendino. È in corso lo sgombero dell’Asilo di via Alessandria, una storica occupazione, autentica spina del fianco della progressiva gentrification del quartiere Aurora. Da quando è cominciata la costruzione della Nuvola della Lavazza c’è stata un’accelerazione, ma si tratta dell’ennesimo episodio della guerra ai poveri che si combatte a Torino e in tutto il paese. Centrodestra e centrosinistra prima, Lega e Cinquestelle ora – il blocco intercambiabile che siede al governo, il partito trasversale degli affari –  ridisegnano i territori e le città a uso e consumo del capitale e dei cittadini benestanti. Le persone meno abbienti e quelle che escono fuori dalla norme bianca e borghese vengono sistematicamente espulse o limitate nei loro movimenti.

La cronaca di quanto sta avvenendo la trovate su Radio Black Out. Le premesse sono ben raccontate su Macerie e su Sistema Torino. Io ho provato a dare la mia lettura nel mio spettacolo La punk spiegata alla nonna. Qui sotto trovate una registrazione lo-fi di una prova precedente all’esibizione del 25 gennaio scorso.

Massima solidarietà alle/ai compagnu.

La scena del balcone, una serenata apocrifa e le prove di un amore che inquieta

A gennaio scorso mi hanno chiamato dal Molo di Lilith. Erano impegnati nella costruzione del loro Tribunale dei Folli e mi hanno chiesto di partecipare con un numero.
“Scrivi quello che vuoi. Cade il 14 di febbraio, il tema è l’ammmore”.

Romeo… e Giulietta secondo me. Foto di Max Mavi Viale

Io subito ho detto che no, non ci andavo. Poi ci ho ripensato e ho detto sì. Mi era venuta voglia di fare una parodia
Mi sono piazzato davanti alla mia piccola libreria teatrale e mi sono chiesto: quale di questi copioni è il più di amore di tutti?
Ed è venuto fuori (non è un pensiero originale, lo so) Romeo e Giulietta di Shakespeare.

Quando si fa una parodia si devono cercare le situazioni più topiche o più tipiche dell’oggetto da parodizzare e portarle alle loro estreme conseguenze. La scena topica nel copione scespiriano è ovviamente quella del balcone. Continua a leggere