Ecco la seconda puntata di Le cose che non ho scritto – Almanacco degli errori dell’inesperto romanziere. Nella puntata precedente ho raccontato un anno di inciampi letterari assortiti. Qui invece racconto di un capitombolo solo, ma lungo tre mesi (settembre – dicembre 2011). Si tratta di uno di quei voli da cui ti rialzi in fretta e, fra le lacrime e preoccupanti scricchiolii d’ossa, dici a tutti: «Non mi sono fatto niente, sono caduto di proposito, tranquilli, tutto a posto».
3. Diventare padri non è la fine del mondo
Ad agosto io e la mia compagna ci siamo concessi dieci giorni di vacanza nel Sud della Francia. Chiacchiere appassionate, Tolkien, mare, ukulele, kayak, matite acquerellabili e lunghe passeggiate. Un vero toccasana, mi sentivo proprio rigenerato, pieno di energia e di ardimento. Solo che evitare di pensare a un problema, non sempre ti permette di risolverlo. Infatti, in barba alla bella vacanza, appena tornato a casa è bastata un’occhiata alla pila di libri sulla scrivania per farmi ripiombare nella paranoia dello scrittore senza libro da scrivere.
«Che devo farci con ‘sta trilogia salgariana? E se lasciassi perdere? Se provassi a sviluppare quegli spunti narrativi fantascientifici che da anni si vanno accumulando nel cassetto?»
Passa un giorno, poi ne passa un altro e un altro ancora e io sempre lì come un giradischi in fissa su un solco: Salgari nonsalgari, trilogia nontrilogia.
Poi a mezzo settembre, mi ha telefonato Salvatore, fratello minore di mia madre.