Le cose che non ho scritto [3]

Eccoci alla terza puntata de Le cose che non ho scritto. Qui si racconta della genesi di Salgaria!, il romanzo che sto scrivendo e di come, dopo quasi un anno di lavoro, fossi sul punto di buttare a mare pure questo progetto.

4. La sindrome del romanzo definitivo

Poco dopo sono andato in camera da letto – Sara ed io viviamo in un bilocale, la narrativa la teniamo in una libreria che incombe sulla testiera del letto – ho preso in mano Lo Spleen di Mompracem, ho riletto la nota introduttiva e mi son chiesto:

«Ma perché mi sto amminchiando con Salgari? Solo perché ho promesso una trilogia salgariana? Che ci vuole a dire “non sono capace”? O “non mi interessa più”? Posso farlo. I miei venticinque lettori capiranno».
Quando torno in cucina ho deciso: L’Opra di Sandokan, come già accaduto a L’inferno delle Sunderbunds e a La ragazza chiamata No, finisce nel cesso. Continua a leggere

Le cose che non ho scritto [2]

Ecco la seconda puntata di Le cose che non ho scritto – Almanacco degli errori dell’inesperto romanziere. Nella puntata precedente ho raccontato un anno di inciampi letterari assortiti. Qui invece racconto di un capitombolo solo, ma lungo tre mesi (settembre – dicembre 2011). Si tratta di uno di quei voli da cui ti rialzi in fretta e, fra le lacrime e preoccupanti scricchiolii d’ossa, dici a tutti: «Non mi sono fatto niente, sono caduto di proposito, tranquilli, tutto a posto».

3. Diventare padri non è la fine del mondo

UraniaAd agosto io e la mia compagna ci siamo concessi dieci giorni di vacanza nel Sud della Francia. Chiacchiere appassionate, Tolkien, mare, ukulele, kayak, matite acquerellabili e lunghe passeggiate. Un vero toccasana, mi sentivo proprio rigenerato, pieno di energia e di ardimento. Solo che evitare di pensare a un problema, non sempre ti permette di risolverlo. Infatti, in barba alla bella vacanza, appena tornato a casa è bastata un’occhiata alla pila di libri sulla scrivania per farmi ripiombare nella paranoia dello scrittore senza libro da scrivere.

«Che devo farci con ‘sta trilogia salgariana? E se lasciassi perdere? Se provassi a sviluppare quegli spunti narrativi fantascientifici che da anni si vanno accumulando nel cassetto?»
Passa un giorno, poi ne passa un altro e un altro ancora e io sempre lì come un giradischi in fissa su un solco: Salgari nonsalgari, trilogia nontrilogia.

Poi a mezzo settembre, mi ha telefonato Salvatore, fratello minore di mia madre.

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Le cose che non ho scritto [1]

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere:

Almanacco degli errori dell’inesperto romanziere

Si tratta di un lungo pezzo che ho cominciato a scrivere negli ultimi giorni di febbraio e che ho deciso di pubblicare in quattro puntate.
L’ho scritto per due ragioni: la prima è inaugurare questo nuovo blog con una mozione di sincerità riguardo al passato e un pizzico – molto limitato, eh, ché i tempi son bui – di ottimismo per il futuro.
La seconda ragione è che periodicamente bisogna sgombrare il banco di lavoro e far pulizia in laboratorio. Scrivere queste note mi è servito a chiarire il percorso di questi due anni, gli inciampi, le cadute e il corollario di consapevolezze acquisite.
Magari è buono anche per voi.

La prima puntata prende in esame il periodo che va da settembre 2010 al settembre 2011

1. Tremal-Naik ed io infognati nelle Sunderbunds

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Nella nota introduttiva a Lo Spleen di Mompracem c’è scritto:

E in effetti questo Spleen di Mompracem, ovvero Yanez non ci sta! è il primo nato di una possibile trilogia di romanzi di argomento salgariano: gli altri due, salvo ripensamenti, si intitoleranno La prigione nelle Sunderbunds, ovvero Fuggi Tremal-Naik, fuggi! e Il miracolo di Sarawak, ovvero le intuizioni del dottor Sandokan. Se mai riuscissi a vedere la fine di questo progetto, sogno che la somma dei tre romanzi prenda questo nome: Tre tigri contro tre tigri, ovvero le apocrife avventure di Yanez, Tremal-Naik e Sandokan.

Licenziavo l’ultima revisione di quella nota a dicembre 2010, senza differenze sostanziali dalla versione che ne avevo scritto nel 2008, quando pensavo di scrivere tre racconti abbastanza lunghi e non tre romanzi abbastanza brevi. Continua a leggere