“Alcune cose verificabili”. Intervista per La Môme

Trans minstrel at work. Con il consueto metodo dei pizzini sto ristrutturando il copione di *Mostre & Fiere*. Metti che ti chiedi che combino.

Il 12 maggio scorso sono stata intervistata da Marilisa Pendino per il blog letterario La Môme. Ho ragionato della malignità degli avverbi, di “parola”, di fertile vergogna, di pirati, di punkastorie, di No TAV, di transfemminismo, di lockdown e corollari. Le mie risposte audio sono state montate in sequenza in un video (lo trovate se cliccate qui), le domande compaiono in sovrimpressione (qui raccolte in un unico PDF).

Le foto, in ordine di apparizione, sono state scattate da: NUDM Reggio Emilia, Enrico Auxilia, Dissolvenze Lab, Giulio Cicanese, Max Viale. La copertina che compare al minuto 19,45 è quella di La mostruositrans. Per un’alleanza transfemminista fra le creature mostre che uscirà a giorni per Eris. In attesa dell’annuncio ufficiale – non oltre la prossima settimana, dai! – sappiate che, contrariamente a ciò che dico nell’intervista, ora so quando ricomincerò a esibirmi: presto.

Ci vediamo là fuori.

Le cose che non ho scritto [2]

Ecco la seconda puntata di Le cose che non ho scritto – Almanacco degli errori dell’inesperto romanziere. Nella puntata precedente ho raccontato un anno di inciampi letterari assortiti. Qui invece racconto di un capitombolo solo, ma lungo tre mesi (settembre – dicembre 2011). Si tratta di uno di quei voli da cui ti rialzi in fretta e, fra le lacrime e preoccupanti scricchiolii d’ossa, dici a tutti: «Non mi sono fatto niente, sono caduto di proposito, tranquilli, tutto a posto».

3. Diventare padri non è la fine del mondo

UraniaAd agosto io e la mia compagna ci siamo concessi dieci giorni di vacanza nel Sud della Francia. Chiacchiere appassionate, Tolkien, mare, ukulele, kayak, matite acquerellabili e lunghe passeggiate. Un vero toccasana, mi sentivo proprio rigenerato, pieno di energia e di ardimento. Solo che evitare di pensare a un problema, non sempre ti permette di risolverlo. Infatti, in barba alla bella vacanza, appena tornato a casa è bastata un’occhiata alla pila di libri sulla scrivania per farmi ripiombare nella paranoia dello scrittore senza libro da scrivere.

«Che devo farci con ‘sta trilogia salgariana? E se lasciassi perdere? Se provassi a sviluppare quegli spunti narrativi fantascientifici che da anni si vanno accumulando nel cassetto?»
Passa un giorno, poi ne passa un altro e un altro ancora e io sempre lì come un giradischi in fissa su un solco: Salgari nonsalgari, trilogia nontrilogia.

Poi a mezzo settembre, mi ha telefonato Salvatore, fratello minore di mia madre.

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Le cose che non ho scritto [1]

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere:

Almanacco degli errori dell’inesperto romanziere

Si tratta di un lungo pezzo che ho cominciato a scrivere negli ultimi giorni di febbraio e che ho deciso di pubblicare in quattro puntate.
L’ho scritto per due ragioni: la prima è inaugurare questo nuovo blog con una mozione di sincerità riguardo al passato e un pizzico – molto limitato, eh, ché i tempi son bui – di ottimismo per il futuro.
La seconda ragione è che periodicamente bisogna sgombrare il banco di lavoro e far pulizia in laboratorio. Scrivere queste note mi è servito a chiarire il percorso di questi due anni, gli inciampi, le cadute e il corollario di consapevolezze acquisite.
Magari è buono anche per voi.

La prima puntata prende in esame il periodo che va da settembre 2010 al settembre 2011

1. Tremal-Naik ed io infognati nelle Sunderbunds

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Nella nota introduttiva a Lo Spleen di Mompracem c’è scritto:

E in effetti questo Spleen di Mompracem, ovvero Yanez non ci sta! è il primo nato di una possibile trilogia di romanzi di argomento salgariano: gli altri due, salvo ripensamenti, si intitoleranno La prigione nelle Sunderbunds, ovvero Fuggi Tremal-Naik, fuggi! e Il miracolo di Sarawak, ovvero le intuizioni del dottor Sandokan. Se mai riuscissi a vedere la fine di questo progetto, sogno che la somma dei tre romanzi prenda questo nome: Tre tigri contro tre tigri, ovvero le apocrife avventure di Yanez, Tremal-Naik e Sandokan.

Licenziavo l’ultima revisione di quella nota a dicembre 2010, senza differenze sostanziali dalla versione che ne avevo scritto nel 2008, quando pensavo di scrivere tre racconti abbastanza lunghi e non tre romanzi abbastanza brevi. Continua a leggere