Di pecore elettriche e altre creature. Una canzoncina da un futuro auspicabile

Roma, novembre 2019, il secondo attentato alla libreria antifascista “La pecora elettrica”

La faccio breve. I fascisti sono in giro, l’ambiente in cui viviamo è di nuovo in via di progressiva fascistizzazione. Non ci salverà nessuno, nessuno ci inietterà il contraveleno. Siamo noi tutte e noi tutti che dobbiamo autorganizzarci per combattere questa peste odiosa.

Nel frattempo, mi è stata recapitata da un mondo di là da venire, da una dimensione in cui abbiamo già vinto, una graziosa canzonetta. Non vedo l’ora che mia figlia esca da scuola per poterla cantare insieme.

La bassa qualità dell’audio e le imprecisioni dell’esecuzione credo siano da imputare agli scossoni del viaggio nel tempo. Enjoy.

Per chi quel giorno laggiù nella foresta si trovò
un’assemblea ci fu, tutte a discutere:
non è questione di natura, di patria o di famiglia
è questione di capire come convivere qui.

Ci son due coccodrille
ed un orangotango
due pecore elettriche, un’aquila reale
la gatta, il topo, l’elefante
c’è posto ancora per qualcunu:
solo non vorremmo più i fascisti.

Che non c’è l’età dell’oro, né il trono e manco il re
e ci autodeterminiamo per vivere libere
questo e molto altro l’assemblea deliberò
e dopo scese in piazza una a uno si contò:

ci son due coccodrille
ed un orangotango
due pecore elettriche, un’aquila reale
la gatta, il topo, l’elefante
c’è posto ancora per qualcunu:
e ora non si vedono più i fascisti.

Quasi adatt*. Il decoro illustrato, terza prova aperta

Uno spettacolo è un organismo complesso. Le sue parti vanno connesse e devono potersi parlare, mettersi in dialogo fra di loro.
La settimana scorsa, al Vis Rabbia, ho presentato 55 minuti di Il decoro illustrato, quasi un’ora di frammenti. Ora, mentre con una mano vado completando sezioni mancanti, con l’altra sono alle prese con i collegamenti, e mi sento una centralinista nell’ora di punta delle chiamate.
Mi ci sento quasi adatta.
Vedrete come me la sto cavando domani al laboratorio autogestito Manituana di Torino.

Per ora un’anteprima: Continua a leggere

Novecentonovantanove. Il decoro illustrato, seconda prova aperta

La paranoia del furto. Stazione di Livorno

Il decoro illustrato muove i suoi primi e ancora malfermi passi. Sabato scorso a Casa Spartaco, in coda a un incontro sui temi de La buona educazione degli oppressi, presenti Wolf Bukowski, Marina Prosperi e Maria Elena Scavariello, ne ho provati una ventina di minuti in favore di pubblico, qualcosa di un po’ più strutturato rispetto a quello che è andato in scena il 27 settembre scorso sul palco del Molo di Lilith. In quella prima occasione – pare che abbia sfiorato le due ore! – avevo portato in scena letture, appunti e riflessioni ad alta voce: dal punto di vista dello spettacolo c’era davvero poco, giusto due monologhi e tre o quattro canzoni.

In queste settimane, aiutata dalla lettura/ascolto delle parole di Tamar Pitch, Didier Eribon e dall’ennesima immersione nel libro di Wolf, ho iniziato a concentrarmi sul lavoro drammaturgico. Quando questa estate pensavo a Il decoro illustrato immaginavo che potesse assomigliare a una collezione di cartoline dalla città decorosa. Continua a leggere

Com’è luminosa (tenebrosa) la punk

9 ottobre 2019. Reunion dei Disperazione. Foto di Enrico Auxilia

È il 4 luglio. Sono passati 11 mesi dalla prima uscita di La punk spiegata alla nonna. Sono di nuovo al Molo di Lilith. È uno dei pochi posti in città in cui si fa ancora teatro. Conosco bene questo palco, mi piace come vibra questa sala, adoro l’intimità che si crea qui con il pubblico.
La punk si porta nella pancia tre canzoni dei Disperazione. Due in particolare svolgono una funzione ubicante: una svela il legame con la Sicilia, filtrata nelle filastrocche di mia nonna, e l’altra con il territorio in cui ho vissuto la mia intera esistenza. Un legame che viene urlato e irriso e pianto e messo alla prova, riconosciuto e celebrato. Quelle canzoni (Nasca Patasca e Vieni a vivere a Rivalta si intitolano) composte entrambe nel 1996, mappano un aspetto importante di me: sono una terrona nata e vissuta a nordovest, nella periferia occidentale di una grande città industriale, Torino. Ora come allora, quei pezzi raccontano meglio di tante parole, un mio posizionamento sociale e culturale. Che era poi il posizionamento dei Disperazione, tutti nati e cresciuti nello stesso contesto, tutti figli di persone emigrate in Piemonte.

Comunque è sempre il 4 luglio. Arrivo al Molo, scambio chiacchiere con le persone che ci lavorano, monto il mio set, mi scrivo un monologhetto che voglio inserire per l’occasione, poi con un bicchiere di barbera in mano, esco nel cortile, dove ci sono tavole già apparecchiate e mi siedo con Sergio e Edo che sono stati bassista e chitarrista dei Disperazione. Sergio questa sera vedrà la punk per la seconda volta, Edo invece non l’ha vista mai.
– Faccio dei pezzi dei Disperazione stasera… Continua a leggere