Su questo lungo viaggio senza titolo. Onde, frequenze, voci, registrazioni, pieghe e membrane in movimento

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rumore bianco
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elettricità statica
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in cerca di sintonia

Bologna, 26 febbraio 2022. Presentazione congiunta di “Senza titolo di viaggio” e “LGBTQIA+. Mantenere la complessità” (Eris, 2022). Da sinistra l’autrice Antonia Caruso, Chià Rinaldi della collettiva Switch e me. Foto di Carlo Dojmi De Lupis

Il tour di Senza titolo di viaggio ha già macinato chilometri e – se vogliamo giocare ai calembour anche in momenti così drammatici – sembra quasi paradossale che un inno alla demolizione del binarismo di genere si muova così spesso sui binari ferroviari. Risulta invece particolarmente appropriato che la maggior parte delle parole che sono rimaste registrate fino a questo momento intorno a questo libro non siano leggibili con gli occhi ma ascoltabili con le orecchie.
Ecco i podcast dedicati in ordine di registrazione:

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Sento di avere un legame particolare con la radio e io stessa nel biennio 2004/2005 ho condotto una trasmissione sull’allora pioneristica radiodigitale.info, ma il punto non è quello. Il punto è l’oralità. Nella stesura di Senza titolo di viaggio mi sono sforzata il più possibile di restituire una voce che potesse evocare una chiacchiera notturna intorno a un fuoco. Utilizzare dunque l’intero apparato fonatorio per raccontare questa storia e rifletterci sopra mi pare quanto mai appropriato.

Metto qui un promemoria per me: alcune delle presentazioni di queste settimane sono state registrate. Mi riprometto più avanti di proporne un montaggio.

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Ancora voce che ragiona (anche) sulla voce.
Il 19 febbraio scorso durante il workshop TRANS/Poetiche curato da Giuliana Misserville è stato trasmesso un contributo audio in cui, di nuovo, ragiono ad alta voce sull’intersezione fra teatro, epos, musica e canzone e di come questo groviglio per me si sia riverberato sulla percezione e la performance di genere. Eccolo:

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Sa Domu, Cagliari, 17 febbraio 2022. “Il decoro illustrato”. Foto di Lorenzo Sibiriu

Kazoo prodotto da Margherita Riva, Tott Origas, liuteria itinerante

Il 18 febbraio scorso, al termine della presentazione cagliaritana di Senza titolo di viaggio ho ricevuto un dono prezioso. La liutaia Margherita Riva mi ha messo fra le mani uno dei suoi preziosissimi kazoo. Questo membranofono è costruito in legno, così come pare fossero concepiti quelli che le popolazioni africane deportate nelle Americhe recarono con sé.
Qui sotto un saggio del suo timbro. La melodia è un medley: la prima parte è pescata dalla tradizione di canto corale di Alcara Li Fusi (ME) e la seconda è un frammento di Ā visilla, il canto che a Oliveri (ME) viene portato per le strade il venerdì santo. Per me è anche l’occasione di ricordare Nino Sottile, recentemente scomparso, che mi aiutò a scoprire quella tradizione.

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Il compagno, collaboratore e amico Mariano Tomatis, dedica il suo tutorial per costruire un esaflexagono – macchina per l’aggiramento dei binarismi – a Senza titolo diviaggio. Lo potete gustare qui.

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A proposito di momenti drammatici, ci sembra ovvio ma non inutile far presente che stiamo né con Putin né con la NATO. Non ci sono imperialismi buoni. A noi ci piace la lotta di classe e transfemminista!

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a presto per nuove sintonie.

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