Liberarsi dal virus del carcere. Una riflessione di Luca Abbà

[Gira in queste ore sulla mailing list dei comitati No Tav questa riflessione di Luca Abbà. La condivido qui non solo per il suo contenuto puntuale, ma soprattutto per il suo implicito invito ad attivare forme di pensiero, critica, militanza e a continuare a pensare e immaginare una società più libera per tutte le creature. FS]

No Tav, nè qui né altrove, e fuoco a tutte le galere.

Visto il rapido evolversi della situazione legata alla diffusione del nuovo corona virus, divenuta emergenziale, desidero comunicare il mio punto di vista nella condizione particolare di detenuto semilibero presso il carcere di Torino.

L’ambiente carcerario risulta essere, a maggior ragione in casi come questi, un luogo delicato, sensibile ma piuttosto ignorato dall’opinione pubblica e dalla classe politica; oppure considerato inopinatamente una sorta di discarica per ciò che si ritiene “la feccia” della società.

In questi giorni di grande flusso mediatico e misure di controllo imponenti, l’ansia e l’angoscia per il dilagare dell’infezione stanno crescendo anche tra le mura del carcere, tra i detenuti e il personale ivi impiegato. Scenari di blocco dei colloqui con i familiari, sospensione di permessi e uscite per i semiliberi sono già divenuti realtà in alcuni
penitenziari del territorio nazionale e stanno divenendo probabili per gli altri visto il precipitare degli eventi giorno dopo giorno. Continua a leggere

Com’è luminosa (tenebrosa) la punk

9 ottobre 2019. Reunion dei Disperazione. Foto di Enrico Auxilia

È il 4 luglio. Sono passati 11 mesi dalla prima uscita di La punk spiegata alla nonna. Sono di nuovo al Molo di Lilith. È uno dei pochi posti in città in cui si fa ancora teatro. Conosco bene questo palco, mi piace come vibra questa sala, adoro l’intimità che si crea qui con il pubblico.
La punk si porta nella pancia tre canzoni dei Disperazione. Due in particolare svolgono una funzione ubicante: una svela il legame con la Sicilia, filtrata nelle filastrocche di mia nonna, e l’altra con il territorio in cui ho vissuto la mia intera esistenza. Un legame che viene urlato e irriso e pianto e messo alla prova, riconosciuto e celebrato. Quelle canzoni (Nasca Patasca e Vieni a vivere a Rivalta si intitolano) composte entrambe nel 1996, mappano un aspetto importante di me: sono una terrona nata e vissuta a nordovest, nella periferia occidentale di una grande città industriale, Torino. Ora come allora, quei pezzi raccontano meglio di tante parole, un mio posizionamento sociale e culturale. Che era poi il posizionamento dei Disperazione, tutti nati e cresciuti nello stesso contesto, tutti figli di persone emigrate in Piemonte.

Comunque è sempre il 4 luglio. Arrivo al Molo, scambio chiacchiere con le persone che ci lavorano, monto il mio set, mi scrivo un monologhetto che voglio inserire per l’occasione, poi con un bicchiere di barbera in mano, esco nel cortile, dove ci sono tavole già apparecchiate e mi siedo con Sergio e Edo che sono stati bassista e chitarrista dei Disperazione. Sergio questa sera vedrà la punk per la seconda volta, Edo invece non l’ha vista mai.
– Faccio dei pezzi dei Disperazione stasera… Continua a leggere

La gioia del rischio. Il decoro illustrato prima prova aperta

“Conoscere per agire”, di solito diciamo così, ma è solo una delle direzioni del processo. L’azione è sempre parte dell’atto cognitivo. E quindi, anche “agire per conoscere”.
Non riesco a ad adattarmi a quella prassi teatrale che, dalla scrittura alla prova generale, confeziona un prodotto da palco in separata sede e solo a lavori ultimati si presenta in pubblico.

In “Camion” Carlo Quartucci e la sua equipe pensavano al teatro come alle operazioni di carico-scarico di materiali.

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In memoria della ruvidità della penna di Luca Rastello

26 aprile 2017. Foto di Uma Ceretto

Il 26 aprile scorso a Torino, al Molo di Lilith, si è reso merito alla ruvidità della penna di Luca Rastello. La serata l’ha messa in piedi Maurizio Pagliassotti insieme a Marco Gobetti, con l’aiuto di Giorgio Morbello e Mauro Ravarino. Tutta gente che Rastello l’ha conosciuto davvero.
Sul palco Pagliassotti ha chiamato anche me. Ma che c’entravo? Qualcuno mi ha chiesto se lo conoscevo. Voleva cioè sapere se Rastello era mio amico. Io ho detto che che no. Nemmeno conoscenti. Ci siamo stretti la mano due volte, ma non abbiamo avuto nulla che potesse somigliare a una conversazione.

La prima volta che ho visto Luca Rastello è stato nel marzo del 2012, a Villar Dora.
Il movimento No Tav aveva organizzato una tavola rotonda dal titolo “Informazione bene comune?”. I segni della gogna mediatica di “pecorella”, l’ultima sevizia inflitta dai media al movimento, erano ancora impressi nelle carni,  il tutto nella cornice in cui Luca Abbà era ancora in ospedale, la mattanza in autostrada viva nella memoria e le righe che avevamo in faccia non potevano che essere le lacrime procurate dallo sgombero della Maddalena e dal confronto ad armi impari del 3 luglio. Il pubblico in sala aveva i nervi a fior di pelle. Forse per quello mi avevano chiamato sul palco, per stemperare il clima con le mie canzonette. Continua a leggere

Pasolini contro la polizia, la polizia contro Pasolini

 

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Non ci sta in un tweet e lo scrivo qui. Quando nella mia L’uomo del Nì cantavo “bisogna avere rispetto per le forze/lo ha detto non so dove anche Pasolini” avevo in cuore questo. Meno male che qualcuno si è preso la briga di pigliare a calci l’infame mantra, perché Pasolini era “ovviamente contro l’istituzione della polizia”. Grazie davvero.