Oggi è giunta la notizia, Eddi Marcucci, freedom fighter dell’Unità di protezione delle donne in Siria del Nord, è stata condannata a due anni di sorveglianza speciale. Un provvedimento nato in epoca fascista: benché non abbia commesso nessun reato “dovrà consegnare passaporto e patente, non potrà prendere parte a ritrovi con più di tre persone, né partecipare ad assemblee e presidi. Con sé avrà un libretto in cui la polizia annoterà ogni controllo a cui sarà sottoposta”.
Sulle pagine del Manifesto Eddi commenta in questo modo:
E’ qualcosa di disgustoso. Per me non è tempo di indignarsi né di sorprendersi: queste sono persone che non hanno la lucidità necessaria a prendere alcuna decisione, se pensiamo che in carcere c’è una donna come Nicoletta Dosio. Non sono misure proporzionate ai fatti che queste persone devono giudicare. E’ importante dire che questi soggetti sono pericolosi perché hanno in mano la libertà di ognuno e ognuna di noi, è lo Stato italiano a essere pericoloso per tutti coloro che si trovano oggi sotto le sue bombe, per le persone in cassa integrazione, per i precari, pericoloso perché non requisisce la sanità privata a fronte di una simile crisi. La solidarietà tra popoli che avviene nel segno della rivoluzione fa paura. C’è da puntare il dito. Io non accetto nessuna forma di sorveglianza dalla Procura di Torino, non accetto nessuna limitazione della mia libertà. Queste persone vanno fermate quanto prima: quelle che mettono sotto sorveglianza speciale chi si è schierato con le Forze democratiche siriane sono le stesse persone che hanno tagliato miliardi alla sanità. Le stesse che difendono questo sistema.
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