Su questo lungo viaggio senza titolo. Onde, frequenze, voci, registrazioni, pieghe e membrane in movimento

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rumore bianco
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elettricità statica
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in cerca di sintonia

Bologna, 26 febbraio 2022. Presentazione congiunta di “Senza titolo di viaggio” e “LGBTQIA+. Mantenere la complessità” (Eris, 2022). Da sinistra l’autrice Antonia Caruso, Chià Rinaldi della collettiva Switch e me. Foto di Carlo Dojmi De Lupis

Il tour di Senza titolo di viaggio ha già macinato chilometri e – se vogliamo giocare ai calembour anche in momenti così drammatici – sembra quasi paradossale che un inno alla demolizione del binarismo di genere si muova così spesso sui binari ferroviari. Risulta invece particolarmente appropriato che la maggior parte delle parole che sono rimaste registrate fino a questo momento intorno a questo libro non siano leggibili con gli occhi ma ascoltabili con le orecchie.
Ecco i podcast dedicati in ordine di registrazione: Continua a leggere

Un densissimo mese corto

4 febbraio 2022 @Norabook, Torino. Da sinistra Cam Pavese, Mariano Tomatis e Filo con gli occhiali guarniti di nastro adesivo ché si erano rotti poco prima. Foto di Cristina Rossi

Carx tutte, cari tuttx, care tutt#,
sono riprese le uscite pubbliche. Lo scorso 4 febbraio ce n’è stata una in casa, da Norabook, a Torino, attorniata da persone che amo e che mi fanno sentire il loro affetto. Pare che sia andata bene, io dal canto mio non ho ancora avuto il coraggio di riascoltare la registrazione, perché quel giorno (in questi giorni) ho attraversato una fase di grande prostrazione psichica. Senz’altro, però, la renderò pubblica quanto prima: gli interventi delle persone che mi hanno accompagnata, Cam Pavese e Mariano Tomatis, meritano di essere divulgati.
Il tour prosegue con una scorreria a oriente, un’immersione sarda, e un’incursione schizoide a nord della linea gotica.
Ecco nel dettaglio le date: Continua a leggere

Buon anno, ragazzx e ragazzx

Farsi spazio nelle e con le contraddizioni. Una sentenza che può far comodo

un certo tipo di carta ben alimenta un certo tipo di fuochi

Il 20 dicembre scorso ho ricevuto la telefonata dell’avvocato che mi ha accompagnata in tribunale per il mio cambio anagrafico. Questa volta aveva il sorriso nella voce.

– Filo! Ho qui davanti la sentenza. Tutto a posto. Hanno accolto tutte le nostre richieste.
– Olè! Non ci speravo quasi più.

Proprio in quei giorni, a oltre un anno dalla presentazione della domanda in tribunale, a quarantatré mesi dall’avvio ufficiale del mio percorso di affermazione di genere, decisa a sottrarmi a ogni altro ulteriore esame, prendevo informazioni sulla procedura per sostituire il nome che mi è stato assegnato alla nascita con “Filo”. Pazienza per “mena” e affanculo al genere. Si può fare in anagrafe con una marca da bollo, senza avvocati, perizie, relazioni, giudici, tribunali, scartoffie, una cosa relativamente semplice. Infatti è un’opportunità pensata per le persone cisgender: non dà diritto a interventi chirurgici mutuabili, lascia inalterato il genere imposto e preclude nomi diversamente genderizzati. Sono fortunata, non ce n’è stato bisogno, mi è andata bene. Dopo lungo penare la giudice si è convinta: sono Filomena anche per lo stato italiano.
– Adesso cosa succede? Continua a leggere

Melologos. Un laboratorio di fonologia narrativa. Un progetto di Bhutan Clan & Wu Ming. Crowdfunding!

Bruce Botnik nel 1967 durante le sessioni di registrazione di Strenge days dei Doors

Ho cominciato a desiderare di stare in una band quando avevo quindici anni. Sì, avevo già iniziato a scrivere testi per canzoni, ma la fascinazione che mi spinse a procurarmi un prontuario per gli accordi, spolverare la vecchia chitarra classica recuperata in uno sgombero casalingo e cominciare a scassare le gonadi alle miei amicx affinché cominciassimo a suonare insieme non era solo musicale. Complice il discutibile film di Oliver Stone, mi ero presa una cotta adolescenziale per i Doors. La cosa si era aggravata quando in un bootleg trovato in una fossa comune di musicassette special price avevo scovato questa lunga suite intitolata The celebration of the lizard. Quel miscuglio di poesia, teatro e canzone mi aveva incendiata a dovere.

Riempivo quaderni di ballate, monologhi, copioni e sceneggiature e sentivo che la destinazione finale di quei testi non era la carta stampata, ma il palco: parola viva e sonante pronunciata, declamata, recitata, urlata, cantata davanti a un pubblico. Nei miei appunti su quelle messinscena figurava immancabilmente una band dal vivo. All’inizio partì sghemba: furono solo canzoni e io stavo zitta. L’occasione venne nel 1996, con la mia terza band, i Disperazione. Fui finalmente dispensata dal suonare la chitarra che non era cosa mia, mi piazzai davanti al microfono e, oltre a sbraitarci dentro, iniziai a sperimentare dei monologhetti su pedale che si incistavano nel corpo delle canzoni. Continua a leggere

Troia Brucia. Un articolo di Wolf Bukowski sulla deriva sbirresca

disegno di Martina Di Gennaro

Nel giorno stesso in cui entrava in vigore, dalla mia prospettiva di persone trans, uscivo con un aneddoto ancora fumante sul green pass . Tuttavia, fin da subito e con i miei mezzi, cercavo di allargare il discorso e dare un giudizio globale sul dispositivo:

Ora, quella di istituire il green pass è ovviamente una decisione di merda. Una classe dirigente che in diciotto mesi non è stata in grado di prendere un solo provvedimento nella direzione dell’ampliamento dell’assistenza sanitaria né della protezione delle fasce più deboli, copre le sue enormi responsabilità impedendo alle persone di andare a lavorare, studiare, viaggiare, frequentare i luoghi della cultura, dell’intrattenimento e della socialità. Gli ultimi due governi si sono distinti – la cosa purtroppo non sorprende – per il cinismo e lo zelo con i quali hanno continuato a fare gli interessi del grande capitale, di Confindustria, e seguitato ad alimentare la paranoia, a rendere capillare la cultura del controllo e a diffondere il virus della sbirraggine. La pandemia, per qualcuno, si è rivelata un grandissimo affare.

In questi  tre mesi, ogni volta che ne ho avute le energie, ho messo su teatrini e piantato casini a ogni richiesta di esibire il lasciapassare. Ci ho guadagnato qualche litigata, Continua a leggere