Guàrdati da quel mese se ti è richiesto obbedire. Di nuovo. Qualche considerazione sul rainbow washing, il burn out e il calendario dell’estate

In quel mese lì la cacca di unicorno assume una colorazione arcobaleno

E finalmente eccoci nel mese del rainbow washing, quel mese in cui i brand supposti friendly e persino qualche istituzione vi invitano a millantare amicizie frocie. Quel mese in cui le persone frocie possono fare le loro carnevalate in piazza, a patto che consumino un po’ di più. Quel mese in cui le persone frocie presentabili e meritevoli vengono esposte mediaticamente, le loro lacrimevoli storie raccontate nei particolari più scabrosi. Però in quel mese è anche tutto un fiorire di arcobaleni, sorrisi e “love is love”. Ed è il mese in cui meno ancora degli altri è consentito esternare la propria rabbia e argomentare che misoginia, discriminazione e violenza nei confronti delle persone che hanno orientamenti sessuali/affettivi e identità di genere diverse da quelle etero-cisgender sono la diretta conseguenza di una società ordinata secondo gerarchie patriarcali e sostenuta da politiche capitaliste neoliberali. Questo è anche quel mese in cui chi ha cariche pubbliche e ha firmato provvedimenti liberticidi, razzisti, bellicisti, devastanti per l’ambiente, ha foraggiato associazioni antiabortiste, ha aperto le porte alle privatizzazioni nel sistema sanitario, continua ad amministrare le città a suon di “dehor e decoro”, ha chiuso, sgomberato, soffocato tutti quegli spazi di aggregazione, socialità, cultura sorti dal basso e non legati a logiche di profitto e, in definitiva contribuisce nelle sedi istituzionali alla lotta di classe dei ricchi contro le persone povere e dell’eterocispatriarcato contro quasi tutte le forme di vita, viene in piazza a farsi due selfie e ad appuntarsi al bavero la medaglia di paladino delle libertà neoliberali. Siamo proprio in quel mese lì, divinità radioattiva, e non si regge più.

Ma c’è altro oltre ai dolori del sesto mese dell’anno. Lo so bene che stanchezza cronica, ansia, angoscia, depressione, frustrazione sono sempre più diffuse fra le persone qui in basso. Come dice la saggezza proletaria: “mal comune, zero gaudio”. Risposte ottimali sarebbero: autorganizzazione, mutualismo, contrasto allo sfruttamento lavorativo.  Ci lavoriamo, sibling?

Nel frattempo, nell’immediato, mentre aspettiamo la rivoluzione, a me tocca un minimo di autotutela perché sono un po’ depressa, in carenza di sonno, bisognosa di riposo e con fastidiosi strascichi influenzali. Nell’impossibilità di rinunciare al mio lavoro salariato precario rallento il lavoro di autrice e punkastorie. Poche date a giugno, ancora meno a luglio, zero ad agosto. A settembre ne riparliamo. Di nuovo mi scuso con chi mi ha scritto e mi sta scrivendo. Mi spiace, rispondo molto lentamente, ma rispondo a tuttx e piano piano combiniamo.

Ecco le prossime date.

  • 10 giugno, Norabook, Torino. Insieme a Sted che ne è l’autrice e alle compagne di NUDM Torino presentiamo la sua graphic novel Questo non è amore.
  • 16 giugno, Mercato Irnerio, Roma. Il Collettivo Sista e Associazione Argo organizza una doppia presentazione di Senza titolo di viaggio e LGBTQIA+. Mantenere la complessità di Antonia Caruso. Quando mia sorella Antonia e io siamo insieme le conversazioni partono sempre per la tangente e in genere si ride e si schiuma di rabbia. A seguire l’ormai classico La punk spiegata alla nonna.
  • 17 giugno, Parco Schuster, Roma. Re-Common compie dieci anni di scassamento di gonadi alle multinazionali dell’energia, festeggia l’anniversario sul palco e le persone amiche che ne fanno parte hanno avuto la malaugurata idea di volermi come conduttrice della serata.
  • 18 giugno, Largo Banchi nuovi, Napoli. Libreria Tamu e Assembramentah organizzano la presentazione di Senza titolo di viaggio. facile che concludo cantandone due o tre.
  • 26 giugno, Vis Rabbia. Avigliana (Val Susa). Seconda verifica in scena dei materiali del nuovo spettacolo. Il 26 maggio scorso questa cucitura di canzoni, monologhi, appunti, domande, ipotesi che per ora si chiama Gertrude contro tutti è andato in scena. Alcune parti sono filate via lisce e sembra che funzionino, altre vanno immaginate, scritte, approfondite, limate. La stesura di questo testo mi pone difficoltà non banali, che vanno affrontate più con lo studio che con il mestiere. C’è anche un altro aspetto, più generale: sono oltre vent’anni che nella pratica ragiono per la realizzazione di un teatro che nasce dal basso per rimanere in basso e aiutare (me per prima) a porci domande e urgenze politiche. Gertrude contro tutti (difficile resti questo il titolo) mi sta proprio prendendo a schiaffi a questo proposito. In ogni caso, nella prossima uscita verificherò in scena le riflessioni maturate dopo il debutto. Spero anche – come è accaduto a maggio – che mentre ci incazziamo, ce la ridiamo un po’. Io ne ho bisogno.
  • 22 luglio, Norabook, Torino. Faccio da spalla al sibling Mariano Tomatis. Presentiamo il suo ultimo doppio libro Incantagioni (Nero, 2022).
  • 30 luglio, Norabook, Torino. Insieme a Espérance Hakuzwimana e Grace Fainelli presentiamo Blues e femminismo nero di Angela Davis, tradotto per Alegre da Angelica Pesarini e Marie Moïse.

 

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